Il supremo duce, cui era decretato il trionfo della veste palmata, ossia tessuta a frondi d’alloro, che si mutò nel seguito in porpora tessuta d’oro, cingeva le tempia d’una corona d’alloro, che poi fu d’oro, e nell’una mano stringendo uno scettro eburneo sulla cui cima era un’aquila d’oro, nell’altra invece un ramoscello d’alloro, attendeva il Senato, che gli moveva incontro seguito da’ littori co’ fasci ornati di frondi pure di lauro e incominciava la pompa del trionfo. Precedevano i tibicini e trombettieri suonando concenti di battaglia. Venivano poscia i bianchi tori coperti da gualdrappe di porpora ricamata d’oro, e dorate le corna, destinati ad essere sagrificati, e condotti dai vittimarj stringenti ciascuno una lancia, susseguiti da’ sacerdoti. Tenevano dietro i molti carri colle imagini delle nazioni e castella debellate; onde il popolo, giusta quanto cantò Ovidio:
Ergo omnis populus poterit spectare triumphos
Cumque ducum titulis oppida capta leget[48].
Quindi i carri recanti le spoglie dei nemici, le armi, l’argento, il danaro, i vasi, le insegne e le macchine guerresche conquistate.
Dietro di essi camminavano i re, i capitani e i prigionieri colla testa rasa in segno di loro schiavitù, e carichi di catene:
Vinclaquæ captiva reges cervice gerentes
Ante coronatos ire videbit equos[49]
e finalmente arrivava maestoso su di un carro, ricco d’avorio ed incrostato d’oro e tratto da quattro bianchi corsieri, attelati tutti di fronte, il trionfatore:
Portabit niveis currus eburnus equis[50].
Nei tempi ultimi della republica, Pompeo ai cavalli sostituì gli elefanti, Marcantonio i leoni, Nerone giumenti ermafroditi, Eliogabalo le tigri, e Aureliano le renne.