Compiuta la sua ferma, o come dicevasi dai Romani, confecta stipendia, il soldato veniva congedato, e il congedo, missio, era poi di duplice natura. Dicevasi onesto, honesta missio, a chi aveva ultimato il servizio militare; causario, causaria missio, se motivato da vizio, difetto o morbo.
Era poi detto grazioso, se accordato al milite da’ comandanti per favore, ma poteva revocarsi da’ censori; ignominioso, se fosse stato determinato da crimine o delitto.
Sotto di Augusto poi vi ebbe quella specie di congedo che appellavasi exauctoratio, ed era il congedo a servizio militare compiuto, che non obbligava ad altro onere di milizia, se non alla pugna contro il nemico, e in tal caso dicevansi veterani sifatti soldati.
Questi che ho riassunti in breve erano gli ordinamenti della romana milizia, che a compimento del quadro della vita publica de’ romani e delle città, come Pompei, che s’erano alle leggi ed alle costumanze de’ romani conformate, dovevo far conoscere al lettore.
CAPITOLO XX. Le Case.
Differenza tra le case pompejane e romane — Regioni ed Isole — Cosa fosse il vestibulum e perchè mancasse alle case pompejane — Piani — Solarium — Finestre — Distribuzione delle parti della casa — Casa di Pansa — Facciata — La bottega del dispensator — Postes, aulæ, antepagmenta — Janua — Il portinajo — Prothyrum — Cavædium — Compluvium ed impluvium — Puteal — Ara dei Lari — I Penati — Cellæ, o contubernia — Tablinum, cubicula, fauces, perystilium, procœton, exedra, œcus, triclinium — Officia antelucana — Trichila — Lusso de’ triclinii — Cucina — Utensili di cucina — Inservienti di cucina — Camino: v’erano camini allora? — Latrina — Lo xisto — Il crittoportico — Lo sphæristerium, la pinacoteca — Il balineum — L’Alæatorium — La cella vinaria — Piani superiori e recentissima scoperta — Cœnacula — La Casa a tre piani — I balconi e la Casa del Balcone pensile — Case principali in Pompei — Casa di villeggiatura di M. Arrio Diomede — La famiglia — Principio costitutivo di essa — La nascita del figlio — Cerimonie — La nascita della figlia — Potestas, manus, mancipium — Minima, media, maxima diminutio capitis — Matrimonii: per confarreazione, uso, coempzione — Trinoctium usurpatio — Diritti della potestas, della manus, del mancipium — Agnati, consanguinei — Cognatio — Matrimonium, connubium — Sponsali — Età del matrimonio — Il matrimonio e la sua importanza — Bigamia — Impedimenti — Concubinato — Divorzio — Separazione — Diffarreatio — Repudium — La dote — Donatio propter nuptias — Nozioni sulla patria podestà — Jus trium liberorum — Adozione — Tutela — Curatela — Gli schiavi — Cerimonia religiosa nel loro ingresso in famiglia — Contubernium — Miglioramento della condizione servile — Come si divenisse schiavo — Mercato di schiavi — Diverse classi di schiavi — Trattamento di essi — Numero — Come si cessasse di essere schiavi — I clienti — Pasti e banchetti romani — Invocazioni al focolare — Ghiottornie — Leggi alla gola — Lucullo e le sue cene — Cene degli imperatori — Jentaculum, prandium, merenda, cœna, commissatio — Conviti publici — Cene sacerdotali — Cene de’ magistrati — Cene de’ trionfanti — Cene degli imperatori — Banchetti di cerimonia — Triumviri æpulones — Dapes — Triclinio — Le mense — Suppellettili — Fercula — Pioggie odorose — Abito e toletta da tavola — Tovaglie e tovaglioli — Il re del banchetto — Tricliniarca — Coena recta — Primo servito — Secunda mensa — Pasticcerie e confetture — Le posate — Arte culinaria — Apicio — Manicaretto di perle — Vini — Novellio Torquato milanese — Servi della tavola: Coquus, lectisterniator, nomenclator, prægustator, structor, scissor, carptor, pincerna, pocillator — Musica alle mense — Ballerine — Gladiatori — Gli avanzi della cena — Le lanterne di Cartagine — La partenza de’ convitati — La toletta d’una pompejana — Le cubiculares, le cosmetæ, le calamistræ, ciniflones, cinerarii, la psecas — I denti — La capigliatura — Lo specchio — Punizioni della toaletta — Le ugne — I profumi — Mundus muliebris — I salutigeruli — Le Venereæ — Sandaligerulæ, vestisplicæ, ornatrices — Abiti e abbigliamenti — Vestiario degli uomini — Abito de’ fanciulli — La bulla — Vestito degli schiavi — I lavori del gineceo.
Conosciuta che abbiamo la vita publica de’ Romani, se non desunta interamente da quanto offrirono gli scavi di Pompei, certo tuttavia avvalorata e grandemente da essi, facciamoci ora a chiedere ai medesimi tutto quanto ha tratto alla vita privata. Entriamo nelle case di Pansa e di Sirico, di Cornelio Rufo e di Caprasio Primo, di Olconio e di Giulia Felice, non che de’ molti altri facoltosi pompejani: affacciamoci anche alle più modeste ed a quelle dell’uomo del popolo e interroghiamo. Quelle mute rovine ne avranno di eloquenti rivelazioni a fare. Collo ajuto degli scrittori di quel tempo indovineremo l’uso d’ogni singola stanza, come con essi ci siam resa ragione d’ogni altra cosa, che siam venuti fin qui discorrendo, e risaliam dopo alle più elevate considerazioni toccanti la famiglia e il costume, gli usi e le consuetudini. Ampio è codesto argomento che piglio a svolgere; ma vedrò modo di rapidamente farlo.
Avanti tutto, esaminiamo, o lettore, la casa, nel suo materiale.
La prima osservazione che si presenta è quella, che abbiamo insieme già fatta, parlando nel capitolo dell’Arti dell’Architettura: la piccolezza cioè, di esse, della quale a stento possiamo capacitarci, accostumati come siamo ad ammirare la vastità de’ palazzi de’ nostri grandi, e l’ampiezza pur delle nostre case. Ricorderà il lettore che non solo credetti attribuire questa piccolezza delle case pompejane alla vita che que’ cittadini facevano frequentemente in istrada e in piazza, ma piuttosto alle abitudini, alle tradizioni ed al gusto de’ Greci che vi si conservavano. Ecco perchè mai si terrebbe ad esempio una casa pompejana, per formarsi un’esatta idea di una casa romana. I Greci studiarono più presto le bellezze delle forme architettoniche, che lo splendore della grandezza seguìta da’ Romani. Questi d’altronde non avrebbero potuto colle anguste abitazioni greche mantenere il costume superbo d’essere sempre seguiti e corteggiati da una folla di clienti, d’essere sempre assistiti e serviti da una quantità di servi. Alla finezza del gusto finalmente sopperirono i Romani colla magnificenza.
Colle case pompejane pertanto argomentiamo in quelle vece solamente come potessero essere le case di Pericle e di Aristide, di Socrate e di Platone, di Atene, di Sparta e di Corinto.