Huc tandem concede: hæc ara tuebitur omnes,
Aut moriere simul[65].
Focolare, lare domestico e Penati erano poi tutti una medesima cosa nel linguaggio ordinario. Infatti scrive Servio, lo scoliaste di Virgilio: «Per focolari gli antichi intendevano gli Dei Lari, e così Virgilio ha potuto indifferentemente ora dire focolare, per Penati, ora Penati per focolare[66].»
I numi poi che gli antichi chiamavano Lari od Eroi, non erano che le anime de’ morti, alle quali assegnavano sovrumana potenza, la cui memoria era sempre annessa al focolare.
Di queste divinità costituivasi la religione domestica, di cui il solo padre famiglia era il pontefice, non essendovi per essa regole uniformi, giusta l’espressione di Varrone: Suo quisque ritu sagrificia faciat:[67] epperò le pratiche di questa religione, su cui il Pontefice aveva solo diritto a vigilare perchè si compissero, seguivano nell’interno della casa ed erano circondate dal segreto.
I Cavedj delle altre case pompejane erano più ricchi di quello della casa dell’edile Pansa, perchè recinti di colonne, e vi si annetteva infatti una certa importanza, perchè nel cavedio ricevevansi spesso i clienti e i forestieri. Dalla istituzione, che già ricordai trovata da Romolo, de’ patroni e de’ clienti originò l’affollarsi di questi ultimi alle case de’ primi. Quanto più ricchi ed influenti fossero i patroni, tanto era maggiore ed assidua la presenza de’ clienti. Fin dall’alba ne assediavan le porte, cercavano affezionarsene i servi, onde penetrare dal patrono per dargli il buon giorno, e queste sollecitudini dicevansi officia antelucana, e Giovenale, a far la loro caricatura, dipinse Trebio, che per accorrere ai mattutini saluti, non ha pur tempo di attaccarsi alle scarpe i legacci:
. . . habet Trebius propter quod rumpere somnum
Debeat et ligulas dimittere, sollicitus ne
Tota salutatrix jam turba peregerit orbem
Sideribus dubiis, aut illo tempore quo se