Rimarrebbe a dire del piano o piani superiori: ma non ne rimane esempio in Pompei, perchè rovinati interamente nel seppellimento della città, o caduti nello sterramento: sembra tuttavia che fossero destinati più specialmente all’abitazione delle donne ed alla servitù della casa, e le camere di essi piani dicevansi cœnacula. Tracce di esistenze di tali piani si riscontrano in Pompei in certe scalette che veggonsi praticate nelle fauces di più case, e se in questa città dovevano essere tutte le costumanze di Roma introdotte, dovevano esistere anche scale esterne che mettevano a questi piani superiori[75].

Quasi in prova di case a più piani, una viene additata appunto col nome di casa a tre piani, presso alla casa della Danzatrice; ma di questi tre piani non rimane adesso vestigio, solo vedendosi che sotto al livello della via publica era il pian terreno, ed un resto di scala che metteva al primo piano.

A proposito di piani superiori, non lascierò qui di riferire quanto si legge nel Giornale di Napoli dell’otto novembre (1872):

«A Pompei in ottobre gli scavi furono continuati negli stessi luoghi del mese innanzi, cioè sulla sinistra della porta antica più vicina alla ferrovia, ed in un’isola che ha la fronte sulla strada Stabiana. Questa via, dove s’avvicina alla porta dello stesso nome, s’insinua nel fondo di una piccola valletta, e sulle coste laterali si dispiegano con varia pendenza edifici privati e pubblici. Il lato occidentale è opportunamente coperto dai due teatri, nei quali il declivio del suolo serve a sostenere le gradazioni ove sedevano gli spettatori. Sul lato opposto od orientale è situata l’isola, che ora si restituisce a luce, e che precisamente sta in parte di fronte ai teatri, e in parte si prolunga più al nord. In ottobre vi fu interamente messa allo scoperto una bella e grandiosa abitazione, che, per la indicata accidentalità del suolo, ha nel piano della via l’atrio con le stanze attinenti, ed il resto ad un livello tanto più elevato, che forma un vero secondo piano, quantunque non sovrapposto a quello inferiore. È la prima volta che s’incontra nelle case di Pompei una disposizione siffatta.»

Avevano poi questi piani superiori, finestre e balconi? Non lo si può dire; ma è permesso congetturarlo e credere di sì, se sussista tuttavia in Pompei la casa detta del Balcone pensile, sterrata nel 1862. A vero dire più che un vero balcone, esso è ciò che dicevasi mœnianum, ossia terrazzino coperto sporgente sulla strada da uno dei piani superiori e sostenuto da mensole infisse nei muri; quantunque da quell’esempio unico che si ebbe in Ercolano d’un edificio in piedi, e che si dovette demolire, perchè tutto il legname e gli architravi che lo sorreggevano si trovarono pressochè carbonizzati, siasi raccolto che dodici camerette, cœnacula, fabbricate sui corridoi superiori alla corte, ricevessero luce da finestre che guardavano nell’interno. Di congeneri balconi pensili offrivano gli scavi pompejani diversi esempi, ma trascurati o non compresi, caddero in rovina: questo solo che diè nome alla casa fu con tutta diligenza restaurato, onde riesca una delle più importanti case che si additino in Pompei.

Recentemente, ossia nel 28 luglio 1872, secondo leggesi nel Giornale degli Scavi[76], Appendice III, nella Relazione officiale dei lavori eseguiti in Luglio ed Agosto 1872, nel disterro dell’isola settima nella Regione settima, a nord-ovest del Tempio di Venere si è scoperto un altro balcone pensile, che affaccia sopra un vicoletto, che ha una direzione perpendicolare al lato occidentale del Tempio.

Dopo quanto ho detto circa la somiglianza che si hanno quasi tutte le case pompejane, non parmi consentaneo a’ miei intenti venir descrivendo parte a parte ognuna che fu scoperta e che pur richiamerebbe l’attenzione per la particolarità degli oggetti ritrovati: pur nonpertanto ne segnalerò almeno il nome ottenuto nella designazione degli scavi.

La Casa del Poeta Tragico in Pompei Vol. III, Cap. XX.