[307]. «Se vuoi esserlo in Roma, otterrai: in Pompei è malagevole cosa.»
[308]. «A Lucio Cejo figlio di Lucio, Menenio: a Lucio Labeone per la secondo volta duumviro di giustizia e quinquennale, Menonaco liberto.»
[309]. Pompeja. Pag. 92.
[310]. Pompei descritta da Carlo Bonucci.
[311]. «M. Arrio Diomede liberto di ... Maestro del sobborgo Augusto Felice, alla sua memoria ed a quella de’ suoi.»
[312]. Paradiso XVII: 130.
[313]. Ho già ricordato e circondato di somma lode in questa mia opera il romanzo storico di Luigi Castellazzo, che si ascose sotto il pseudonimo di Anselmo Rivalta, dal titolo Tito Vezio: ebbene qui m’occorre di rammentarlo ancora come quello che con tale suo magnifico lavoro pose in bella e appassionata azione la vita pubblica e privata de’ Romani. Coloro che si faranno a leggerlo — ed io auguro che meglio sia conosciuto dagli italiani senza abbadare alla irruente consorteria che tenta mettere lo spegnitoio sugli ingegni e sulle opere di chi non è di sua parte, poichè il Castellazzi è strenuo campione della italiana democrazia — oltre l’ognor crescente diletto, vi raccoglieranno messe di ottimo insegnamento.
[314]. Gerusalemme Liberata. C. I, st. 3.
[315]. Chateaubriand aveva già raccolto la censura da molti fatta al sistema di tutto quanto asportare e chiudere nei musei che si rinvenga d’interessante negli scavi. «Ce que l’on fait aujourd’hui me semble funeste, ravies à leurs places naturelles, les curiosités les plus rares s’ensevelissent dans des cabinets, ou elles se sont plus en rapport avec les objets environnants» (Voyage en Italie vol. XIII pag. 88). Ma poi il medesimo autore, immemore di questa sua censura, sulla fine dello stesso volume, così mostra l’inconveniente dell’opposto sistema che sembrava aver egli suggerito nelle sue prime parole. «Quelques personnes n’avoient pensé qu’au lieu d’enlever de Pompei les diverses objets que l’on y a trouvés, et d’en former un museum a Portici, l’on auroit mieux fait des les laisser à leur place: ce qui auroit représenté une ville ancienne avec tout ce qu’elle contenoit. Cette idée est spécieuse et ceux qui la propoient n’ont pas réfléchi que beaucoup de choses se seroient gatées par le contact du l’air, et qu’indépendamment de cet inconvénient on aurait couru le risque de voir plusieurs objets dérobés par des voyageurs peu délicats: c’est qui n’arrive que trop souvent.» A tuttociò si cercò d’ovviare col mettere in Pompei talune opere in copia, trasportando nel Museo gli originali.
[316]. I Sepolcri, v. 231.