Finita la coscrizione, i tribuni congregavano i militi delle rispettive legioni e lor facevano prestare giuramento. Ignorasi però se giurassero uno per uno, o se insieme. Consisteva la formula nel giurare: sarebbero per seguire i consoli a qualunque guerra fossero essi per chiamarli, non mai tentar cosa contraria al popolo, non disertar mai le bandiere, raccogliersi al cenno de’ consoli, nè partir mai senza l’ordine loro.
Eranvi poi gli evocati, che formavano spesso la forza degli eserciti, quasi assunti dietro preghiera o domanda, ed erano per lo più veterani, esperti e prudenti della milizia, che comunque avessero assolti i loro servizj, li riassumevano tuttavia in grazia de’ consoli o de’ capitani. Gli evocati venivano dispensati da certe opere faticose, come del vallo e degli accampamenti e tenuti in maggior onore, spesso considerati quasi centurioni.
I conquisitori erano coloro che si mandavano nelle campagne ad ingaggiare la gioventù per la milizia od a scoprire i refrattarj che vi si tenevan nascosti ed a persuaderli di costituirsi.
Toccato fin qui della cernita, veggiamo dell’ordine della milizia.
Vario era esso sia ne’ militi che ne’ duci: Giusto Lipsio lo considera e distingue, rispetto ai primi, in generi e in parti.
Generi dei pedoni erano i Veliti, gli Astati, i Principi e i Triarj. Veliti coloro che per poca età e ricchezza venivano assegnati a questo infimo genere, e quasi inermi venivano esposti di fronte al nemico; astati perchè dapprima combattevano colle aste, dopo poi, serbando sempre lo stesso nome, combattevano coi pili, specie di giavellotti, e coi gladii; principi, perchè nello schierarsi dell’esercito venivano nel terzo ordine. Parrebbe tuttavia dal loro nome dovessero trovarsi invece nella prima.
Parti della fanteria erano poi queste, nelle quali i generi si dividevano dai tribuni e dai centurioni i militi pedoni, eccettuati i veliti: la Centuria, che si componeva di sessanta militi ed era assegnata ad un centurione; il Manipolo, che si costituiva di due centurie; la Coorte, composta di tre manipoli ed aveva astati, principi o triarii, ed anche per consueto i veliti. Scipione Africano istituì anche la Coorte Pretoria, nella quale s’ascrivevano i volontarii e gli amici e che mai si dipartiva dal Pretore, ad imitazione della Coorte Regia presso i Macedoni; finalmente la Legione, perchè comprendeva tutti gli altri ordini. Romolo l’istituì di tremila uomini; cacciati i Re, crebbe a quattromila; a cinquemila montò nella guerra contro Annibale ed a seimila la portò Scipione quando passò in Africa.
Essendo molte le legioni, — perchè se prima sotto i consoli furono quattro, nella seconda guerra Punica ascesero a venticinque, nella guerra civile fra Cesare e Pompeo se ne contarono quaranta e nell’assedio di Modena cinquanta — ebbero diversa denominazione: il più spesso si distinsero col numero progressivo come prima, secunda, tertia; talvolta col nome del fondatore, come Augusta, Claudiana; alcune dal nome degli Dei, di Marte, di Minerva, di Apollo; altre dalle provincie trionfate, come Italica, Gallica, Cirenaica; ed altre finalmente da qualche onorifica qualità, come la Vittrice, la Fulminante, la Valente, la Ferrea, la Pudica, la Fedele[9].
Gli ordini della cavalleria, erano le torme e le decurie. Dividevansi in dieci corpi. Ogni legione aveva dieci torme tricenarie, ossia tremila cavalieri. Le ale, erano così chiamate a motivo della loro posizione nella battaglia; onde dicevasi ala destra ed ala sinistra, componevansi di soci e di confederati; le torme o compagnie suddividevansi in tre decurie o brigate di dieci uomini.
Tito Livio ne fa sapere, come nel principio della seconda guerra Punica, i Romani, veduta l’inferiorità della loro cavalleria rimpetto a quella de’ Cartaginesi, usassero dei veliti come arcieri e frombolieri per appiccar zuffa avanti le linee e spazzar la via all’esercito[10].