Questa era, per usare del linguaggio militare, la bassa forza: essa per altro si completava coi suonatori di militari strumenti, con operai armajuoli e costruttori di macchine guerresche, tormenta bellica et impedimenta, e conduttori di bagagli, pel trasporto de’ quali non si faceva uso, come di presente, di carriaggi, ma di bestie da soma, perchè di minor impaccio e di servizio più pronto.
Ora dei duci.
Questi pure erano di due generi: proprii, quelli che erano preposti ad una o a qualche parte dell’esercito, come i centurioni, e i tribuni; comuni, coloro che erano preposti a tutti, come i legati e il comandante in capo, imperator.
I centurioni venivan, d’ordine o consenso dei consoli, eletti dai tribuni fra quelli della loro classe: sovente però si toglievano anche da classi superiori, ma per segnalati meriti, massime per militari, distinti. L’elezione dei centurioni era duplice. Nella prima se ne eleggevano trenta, ed altrettanti nella seconda. Il primo eletto denominavasi Primopilo ed era nel suo diritto di intervenire nei consigli militari, in un coi tribuni e coi legati. Talvolta accadde, più per qualche occasione e volontà del duce, che per diritto o costume, che tutti i centurioni venissero ammessi nel consiglio. Insegna poi dei centurioni era un baston di vite, di cui si valevano a punizione de’ soldati.
I centurioni già eletti si eleggono pure alla loro volta gli uffiziali, uragi, o più veramente chiamati optiones. Quando venivano creati dai tribuni, dicevansi accensi; ma quando la loro nomina fu devoluta ai centurioni, ebbero quel nome di optiones ed anche di sottocenturioni, succenturiones. Tergoductores erano que’ sott’uffiziali che compivano le funzioni che or sarebbero de’ sargenti; decani quelli che or si direbbero caporali.
In mezzo a’ centurioni si trasceglievano due, prestanti per vigoria d’animo e di corpo, per essere signiferi, o portatori del vessillo; perocchè quantunque un solo fosse il vessillo, due tuttavia erano i vessillarii o signiferi, acciò l’uno succedesse all’altro in caso di fatica, essendo i vessilli pesanti, od anche all’evenienza di malattia.
Il Primopilo, primopilus ed anche primipilus, era il capo di tutti i centurioni, come il prefetto e principe delle legioni. Egli aveva autorità anche sul collega suo Primopilo sinistro e la tutela dell’aquila, che era lo stendardo principale della legione[11], tanto così che si dicesse aquila come sinonimo di primopilato.
Come i centurioni eran preposti ai manipoli, così i tribuni della milizia erano a tutta la legione che ne aveva sei. Li istituì Romolo, li mantennero i Re ed i Consoli; ma il popolo se ne avocò il diritto e il suffragio, poi esclusa ancora la facoltà nel popolo, e questi volendola rivendicare, restò convenuto che parte ne avesse il popolo e un numero eguale i consoli; i primi detti anche comitiati, avuti in maggior onore; gli altri detti Rutili o Rufuli. I tribuni erano eziandio di due sorta, cavalieri e plebei. Spettava ai tribuni render giustizia e conoscere delle cause capitali, dare il segnale alle guardie e sentinelle, curare le veglie, vigilare le munizioni, provvedere agli esercizi tutti. Portavano l’anello d’oro, gli altri militi non potendolo portar che di ferro.
La cavalleria dividendosi in dieci turme, si pigliavano tre cavalieri per ciascuna turma, e così si avevano trenta duci. Erano insomma tante turme nella cavalleria quante erano nella fanteria le coorti; tante le decurie quanti i manipoli: e per conseguenza altrettanti i duci; con questo solo divario che nella turma ve ne era un solo, mentre nel manipolo ve n’erano due. Nella turma erano tre le decurie e l’uffiziale che comandava la decuria appellavasi decurione. Ciascuna turma aveva un solo vessillo. Spettava ai duci delle turme la nomina degli uragi od optiones; come nella fanteria.
I soci o confederati, in luogo dei tribuni, che solo spettavano ai militi cittadini, avevano i prefetti e venivano costituiti dai consoli, pari nel resto nei diritti e nella podestà ai tribuni. I Legati erano applicati agli imperatori o comandanti in capo, non tanto per comandare, quanto per giovar di consiglio, ed era il Senato che li destinava come pratici della milizia presso del capo. Era grande dignità codesta, perocchè col potere dell’imperatore avesse altresì diritto alla venerazione dovuta ai sacerdoti. Cicerone li chiamava numi di pace e di guerra, curatori, interpreti, autori di bellici consigli, ministri del provinciale interesse. Il loro potere per altro era subordinato a quello del comandante. Incerto era il numero loro, talvolta destinato uno per legione, sempre come sembrava conveniente al Senato. Quelli ch’eran preposti a tutto l’esercito, dicevansi consolari: pretorii quelli assegnati alle legioni.