CAPITOLO XXI. I Lupanari.
Gli ozj di Capua — La prostituzione — Riassunto storico della prostituzione antica — Prostituzione ospitale, sacra e legale — La Bibbia ed Erodoto — Gli Angeli e le figlie degli uomini — Le figlie di Loth — Sodoma e Gomorra — Thamar — Legge di Mosè — Zambri, Asa, Sansone, Abramo, Giacobbe, Gedeone — Raab — Il Levita di Efraim — David, Betsabea, la moglie di Nabal e la Sunamite — Salomone e le sue concubine — Prostituzione in Israele — Osca profeta — I Babilonesi e la dea Militta — Venere e Adone — Astarte — Le orgie di Mitra — Prostituzione sacra in Egitto — Ramsete e Ceope — Cortigiane più antiche — Rodope, Cleina, Stratonice, Irene, Agatoclea — Prostituzione greca — Dicterion — Ditteriadi, auletridi, eterìe — Eterìe celebri — Aspasia — Saffo e l’amor lesbio — La prostituzione in Italia — La lupa di Romolo e Remo — Le feste lupercali — Baccanali e Baccanti — La cortigiana Flora e i giuochi florali — Culto di Venere in Roma — Feste a Venere Mirica — Il Pervigilium Veneris — Traduzione — Altre cerimonie nelle feste di Venere — I misteri di Iside — Feste Priapee — Canzoni priapee — Emblemi Itifallici — Abbondanti in Ercolano e Pompei — Raccolta Pornografica nel Museo di Napoli — Sue vicende — Oggetti pornografici d’Ercolano e Pompei — I misteri della Dea Bona — Degenerazione de’ misteri della Dea Bona — Culto di Cupido, Mutino, Pertunda, Perfica, Prema, Volupia, Lubenzia, Tolana e Ticone — Prostituzione legale — Meretrici forestiere — Cortigiane patrizie — Licentia stupri — Prostitute imperiali — Adulterii — Bastardi — Infanticidi — Supposizioni ed esposizioni d’infanti — Legge Giulia: de adulteriis — Le Famosæ — La Lesbia di Catullo — La Cinzia di Properzio — La Delia di Tibullo — La Corinna di Ovidio — Ovidio, Giulia e Postumo Agrippa — La Licori di Cornelio Gallo — Incostanza delle famosæ — Le sciupate di Orazio — La Marcella di Marziale e la moglie — Petronio Arbitro e il Satyricon — Turno — La Prostituzione delle Muse — Giovenale — Il linguaggio per gesti — Comessationes — Meretrices e prostibulæ — Prosedæ, alicariæ, blitidæ, bustuariæ, casoritæ, copæ, diobolæ, quadrantariæ, foraneæ, vagæ, summenianæ — Le delicatæ — Singrafo di fedeltà — Le pretiosæ — Ballerine e Ludie — Crescente cinedo e Tyria Percisa in Pompei — Pueri meritorii, spadones, pædicones — Cinedi — Lenoni — Numero de’ lupanari in Roma — Lupanare romano — Meretricium nomen — Filtri amatorii — Stabula, casaurium, lustrum, ganeum — Lupanari pompejani — Il Lupanare Nuovo — I Cuculi — Postriboli minori.
Sa il lettore, per quel che gliene ho detto nel capitolo de’ Templi, come in Roma, massime a’ tempi dell’impero e quindi a’ giorni in cui specialmente lo richiama quest’opera, meglio che a Venere celeste, si sagrificasse alla Venere Pandemos, la Iddia dal facile ed osceno costume, e già sa del pari della lussuria campana, onde Plauto, facendosi eco della brutta riputazione che s’avean fatta, designava gli abitatori di quella zona molles et libidinosi[141]. Egli sa pure di quegli ozj passati in proverbio, duraturo anche adesso, e che riuscirono tanto fatali al massimo capitano cartaginese, Annibale, che prima d’abbandonarsi ad essi era stato invincibile. Tutta questa plaga ridentissima del Tirreno, e massime le città in riva alla marina, avevano inoltre accolto, come delle buone istituzioni, così il contributo eziandio delle cattive, che portava seco quella immigrazione la quale avean causato le romane guerre in Grecia, in Africa e nelle Gallie, o l’andirivieni de’ mercatanti che accorrevano a recar merci all’Italia; onde agli ingeniti costumi e vizi del paese si fossero venuti annestando i vizii pur dello straniero. Il culto di Iside, venendo dall’Egitto, vi aveva dedotto la prostituzione sacra: i misteri di Eleusi importati da Grecia lo avevano più intristito, e la Grecia già alla sua volta li aveva avvalorati de’ riti osceni dei popoli asiatici. Di tutto ciò io dissi già a suo luogo.
È agevol cosa accorgersi, comparando la prostituzione greca colla romana, che entrambe si avessero per avventura una comune origine, nell’Asia; vale a dire che Grecia avesse direttamente derivato di là le pratiche della sua dissolutezza e che Roma e l’Italia le avessero adottate coi molti altri costumi dalla vinta Grecia; con questo solo di divario peraltro, che l’asiatico costume così assunse un tal carattere in Grecia da, per così dire, divinizzarsi e farsi perfino simpatica talvolta e recinta di poesia, mentre in Roma restò brutale e schifosa. Indarno quindi si cercherebbe a Roma la storia della sua prostituzione tale da poter esser letta, senza arrossir sin nel bianco dell’occhio. Invano le domandereste le Targelie, le Aspasie, le Frini, le Diotime, le Glicere, le Bacchidi e le cento altre cortigiane, che la Grecia salutò ispiratrici o di savia politica, o di dottrina o di poesia, e che anzi segnano, puossi dire, il progresso della greca civiltà: la cortigiana di Roma, ignorante e vendereccia, volubile e lussuriosa, segna invece il precipizio della gloria e della dignità della nazione.
Quanta differenza fra la Via Sacra, i boschetti di Pompeo, il portico di Livia di Roma e il Ceramico, od anche il Pireo d’Atene, fra il dicterion greco e il lupanare romano!
Gli scavi pompeiani dovevano portare una luce e costituir quasi un commento sul lupanare romano descritto da Giovenale, dove la imperial consorte dello stupido Claudio faceva copia di sè, come la più abbietta meretrice, alla feccia della plebe che vi traeva, e d’onde non partiva la svergognata che sfiaccata, ma non satolla:
Et lassata viris nec dum satiata recessit[142].
La mia mano deve adesso sollevare un lembo della cortina del lupanare pompejano, per iscriverne i possibili particolari, e dico possibili, perocchè tutto non sia lecito ripetere, da che l’età nostra siasi fatta estremamente pudibonda, se non dei fatti, certo delle parole: il contrario di quel diceva Catullo dovesse essere il poeta, al quale correva obbligo d’essere casto, mentre poi non fosse necessario che casti fossero i suoi versi:
Non castum esse decet pium poetam
Ipsum: versiculos nihil necesse est[143].