Ardua impresa io mi assumo: lo farò con quel riserbo che il lettore domanda, al quale per altro non ispiacerà che a larghi tratti io gli narri la storia dapprima e la condizione di questo abbrutimento dell’uomo, contro il quale finora invano lottarono la sapienza de’ legislatori e la civiltà dei tempi per diradicarlo, paghi soltanto d’averlo infrenato; ond’esso si accampi nella società sotto l’egida delle leggi, quasi una professione ed un diritto, e si convenne nomarsi prostituzione legale. Per ciò appunto che già notai che lo svolgimento più ampio e sfrenato di questa lebbra in Roma dati dall’epoca delle sue conquiste e dall’affluirvi delle diverse nazionalità, uno sguardo retrospettivo sulla storia, in cotale materia, degli altri popoli, varrà a notarne i punti di contatto ed a illustrare, quella che più presso riguarda il mio soggetto.
Ogni traffico osceno del proprio corpo è quanto corrisponde alla parola prostare, d’onde è derivata quella di prostituzione. Questo traffico, questo infame commercio ha pur troppo la sua storia, antica quanto il mondo, nè interrotta mai nelle sue più orribili tradizioni; nè, per quanto si ingentiliscano i costumi, per quanto splenda lume di civiltà, non può nutrirsi speranza che siffatta mala pianta si divella di mezzo agli uomini; solo essendo dato di credere che possa venir meglio infrenata e disciplinata. Importa altresì seguirne le fasi storiche, potendo giovare il conoscerne i particolari, i suoi periodi più accentuati e quelli di decrescimento, onde dallo studio delle medesime dedurne gli accorgimenti utili al miglioramento del costume.
Gli scrittori — e fra questi anche il Dufour nella sua Storia della Prostituzione, alla quale mi è impossibile non ricorrere, massime in queste prime pagine nelle quali ne indago le origini, — si accordano nel considerare tre distinte forme sotto cui si manifestò la prostituzione e la distinsero in prostituzione ospitale, in prostituzione sacra o religiosa e in prostituzione legale o politica. Originò la prima dalla prevalenza della forza dell’uomo sulla donna, per la quale questa fu presto ridotta sotto la sua schiavitù; ond’essa, perduta ogni dignità e divenuta all’uomo, cui era compagna, indifferente col tempo, nel primitivo stadio sociale in cui la face non brillava della civiltà, passò fra le concessioni dell’ospitalità. Perocchè vediamo presso tutti i popoli primitivi l’ospitalità spesso elevarsi a dogma e legge inviolabile, e la prostituzione divenire parte integrante della medesima. I doni che in ricambio la donna riceveva dall’ospite straniero e che soddisfacevano la cupidigia del marito, valsero a generalizzare la prostituzione ospitale. E l’ospite straniero, a rendere più ardenti, anzichè obbligatorie o di cerimonia, le carezze, lasciava talvolta credere la propria origine celeste e così poco a poco si venne a dare a codesta prostituzione il carattere di sacra. La mitologia infatti reca più esempi di numi presentatisi alle dimore ospitali di semplici mortali ed ivi avere beate di loro amplessi divini le mogli degli ospiti loro. Gli eroi più celebrati del poema omerico, quelli della storia greca ed anche della romana, fino a Cesare, che voleva da Venere esser disceso, tutti vantano origine divina. Non re, non capo di tribù potè far senza di questi fasti di famiglia; finchè tra le offerte che si facevano ne’ templi, la religione pagana accolse anche la prostituzione, il cui prodotto manteneva l’avarizia e la libidine sacerdotale. Facile allora era il passaggio della prostituzione dalla religione nei costumi e nelle leggi. Certo è tuttavia che tra l’esistenza della prostituzione antica e anteriore al Cristianesimo e quella posteriore corra una differenza enorme. Se ora la religione la vietò, se la morale la condannò; la legge, autorizzandola, la ridusse nondimeno entro determinati confini: mentre prima, se la sola filosofia la proscriveva, i costumi la consacravano ai dogmi religiosi.
Tutte queste transizioni appariranno dalle seguenti storiche narrazioni che rapidamente accennerò.
È nella Caldea, nella patria di Abramo, che si riscontrano le prime traccie della prostituzione ospitale e sacra e ce le additano da una parte la Bibbia ed Erodoto dall’altra.
Per la prima, sappiamo come gli angeli discesi sulla terra per conoscere le figlie degli uomini, ne avessero avuto figliuoli, ch’erano i giganti. A questa credenza avevan dato luogo i seguenti versetti del capo IV della genesi:
«Or avvenne, che gli uomini cominciarono a moltiplicare sopra la terra, e che furono loro nate delle figliuole:
«I figliuoli di Dio veggendo che le figliuole degli uomini erano belle, si presero per mogli quelle che si scelsero d’infra tutte»[144]. Poi ci fa sapere del corrotto costume e della malvagità così cresciuta, che pentissi il Signore d’aver creata la terra onde ebbe a mandar il diluvio a sterminare la razza umana; salva solo la famiglia di Noè. Vediam poi, sempre nella Genesi, che è il primo libro della sacra Bibbia, neppur rispettata più l’ospitalità; perocchè vi leggiamo che in Sodoma gli angeli che si fermarono nella casa di Loth per passarvi la notte, vi fossero fatti segno agli assalti de’ Sodomiti, che circondando la casa ne li reclamavano sì che Loth offrisse loro, a rispetto dei suoi ospiti, le due figlie, che non avevano conosciuto ancora gli uomini. Le quali figlie, ci dice poi lo stesso libro santo, come abusassero un giorno, a cagion di libidine, dell’ebbrietà del loro padre. L’incendio di Sodoma e Gomorra provano il traffico, più osceno ancora, contro natura; l’episodio di Thamar che si prostituisce a Giuda suo suocero per averne un figlio e il modo cui è narrato pongono in sodo che la prostituzione legale esisteva, sedendosi le meretrici perfino a capo delle vie ad attendere i loro avventori. Mosè poi, il grande legista, dovè ricorrere a penalità terribili pei crimini di bestialità e di sodomia; prova indubbia che gli Ebrei si abbandonassero troppo a questi brutti peccati.
I lupanari tuttavia degli Ebrei non erano che di meretrici straniere, avendole Mosè escluse dalla prostituzione legale. La lebbra onde s’affliggeva quel popolo altro non era che un male, conseguenza dello abuso e delle diverse forme d’impurità, e le frequenti abluzioni ordinate dalla legge erano prescrizioni igieniche per chi pativa di taluno de’ malefici effetti, come argomentasi da quanto è detto nel Cap. XV del Levitico. Così la pena di morte comminata contro gli Ebrei, che in onore di Moloch commettevano impurità, prova come si fosse generalizzato l’onanismo. La dissolutezza degli Ebrei aveva generato terribile malattia: Mosè e i giudici ne erano gravemente preoccupati e Finea nipote d’Aronne, saputo che Zambri giaceva con una meretrice madianita, li coglie e li uccide. Lo stesso Mosè fa sgozzare 24,000 de’ suoi seguaci, perchè uno di loro aveva bazzicato con una Madianita; ciò che per altro non aveva impedito che quel grande legista si fosse tolta per moglie una figliuola di quel popolo. Asa, re, caccia perfino la madre sua che sacrificava a Priapo e ne distrugge l’oscena statua. Nè pure i capitani più eletti d’Israello andavano immuni da tal peccato. Sansone nelle braccia di Dalila perdeva la forza che gli aveva data il Signore. Abramo aveva la sua concubina e prostituiva due volte per denaro a re stranieri la moglie, facendo loro credere fosse sua sorella. Giacobbe ebbe la sua; Gedeone del pari. La Raab che tradì Gerico, la propria città, a codesto condottiero del popolo Ebreo, vuolsi fosse una cortigiana. Pietosa è la storia del Levita di Efraim, che nella città di Guibha, ospitando presso un buon vecchio, i cittadini ne assalirono la casa per abusare di lui. Egli e l’ospite suo cercarono stornarli; poi a nulla valendo le preci, concesse il levita a que’ miserabili la propria concubina, che alla dimane, rotta da quelle bestiali lussurie, non appena potè ridursi presso l’amante levita, che miseramente spirava e fu causa codesta che Israello, a vendicar tanta infamia, si armasse a fiera guerra contro i Beniamiti. David, il santo re Profeta, a saziar la sua lussuria, invaghitosi di Bath-Scebah o Betsabea, come è chiamata per lo più, da lui veduta ignuda nel bagno, la fa rapire e la rende madre; poi fa che Uria marito di lei venga esposto nella furia maggiore della battaglia sì che vi perisca e così si appropria la moglie. Non altrimenti aveva fatto il santo patriarca con Nabal, cui saccheggiava la casa, e toglieva la moglie per farla sua. Lascierò poi agli spiriti più ingenui l’apprezzare il rimedio suggerito da’ servitori suoi allo stesso re David, quando vecchio non poteva per copertura di vestimenta riscaldarsi, collo avergli cercato una giovinetta vergine, la bellissima Abisag, perchè si tenesse davanti a lui e gli dormisse in seno. Buon per la vezzosa Sunamite ch’ei non abbia potuto conoscerla. Che diremo di Salomone, del sapientissimo re? Egli ebbe settecento donne e trecento concubine e il suo cuore, già sì saggio, si pervertì, tanto da assassinare il fratello Adonias, che gliene aveva domandata una, della qual s’era invaghito.
Finalmente la prostituzione, dietro l’esempio dei grandi, si popolarizzò e si portò perfin nel tempio, come si legge nel libro de’ Maccabei. Ciò che poi apparirà incredibile si è il leggere in Osea queste strane parole poste in bocca dell’Eterno stesso: dixit Dominus ad Oseam: Vade, sume tibi uxorem fornicationum, et fac tibi filios fornicationum[145] ed egli infatti, sposò la meretrice Gomer figliuola di Debelaim e n’ebbe un figlio, cui impose il nome di Gesraele. Ma non basta: lo stesso Dio dice al medesimo Profeta di poi: Et dixit Dominus ad me: Adhuc vade, et dilige mulierem, dilectam amico et adulteram... et fodi eam mihi quindecim argenteis et coro hordei[146], e, già s’intende; il Profeta obbedisce all’Eterno.