Si pudor est, et de pulvino surgat equestri,
cujus res legi non sufficit; et sedeant hic
Lenonum pueri quocumque in fornice nati.
Hic plaudat nitidi præconis filius, inter
Pinrirapi cultos juvenes, juvenesque lanistæ[166].
L’adulterio pertanto era divenuto comune, la vera piaga sociale: è ancor Giovenale che la proclama un’antica cancrena:
Antiquum et vetus est alienum, Postume, lectum
Concutere, atque sacri genium contemnere fulcri[167].
Se spurii rampolli si mischiavano così alle famiglie, d’altro maggior disordine erano gli adulterj cagione, negli infanticidi e nelle esposizioni. Tenevan mano agli uni e alle altre le sagæ, venditrici di filtri tessalici e di unguenti afrodisiaci troppo spesso perniciosi. I luoghi che più d’ogni altro vedevano codeste esposizioni erano alla Columna lactaria nel Foro Alitorio, e più ancora sulle rive del Velabro, da dove poi la Fortuna, più mite e compassionevole delle loro madri, vegliando su gli infelici bambini, raccogliendoli, prestavali alle sterili matrone che simular volevano un parto, od a coloro che si volevan di essi giovare ad altri fini inonesti. Non puossi a meno che ricorrere a Giovenale ancora, che ha lasciato della incontinenza di allora la più fedele pittura:
Transeo suppositos, et gaudia vota que sæpe