Ad spurcos decepta lacus, atque inde petitos
Pontifices Salios, Scaurorum nomina falso
Corpore laturos. Stat fortuna improba noctu,
Arridens nudis infantibus; hos fovet ulnis
Involvitque sinu: domibus tunc porrigit altis,
Secretumque sibi mimum parat: hos amat, his se
Ingerit, ut que suos ridens producit alumnos[168].
Davanti a sì enormi fatti che minacciavan turbare l’ordine sociale, dovevansi le leggi risentire e se più non si tornò alle esorbitanti penalità di un tempo, e che più sopra ho ricordato, della legge Giulia, la Papia Poppea vi provvide nell’anno u. c. 762, emanata nell’occasione che si dovette pensare al modo di accrescere una popolazione che le guerre civili e le sedizioni avevano decimata.
Questa legge prescrisse pene severe contro coloro che si rendevano colpevoli di incesto e di adulterio.
Come facilmente può essersene accorto il lettore, la prostituzione romana non porse spettacolo di quello spiritualismo, per così dire, che presentò la prostituzione greca. Invano, ho già detto, si cercherebbe nè un’Aspasia, nè una Leena, nè una Cleonice filosofe, nè una Saffo poetessa, nè una Nicarete matematica; invano una bellissima Laide, che per reverenza alla scienza ama e si prostituisce al cinico e sordido Diogene, nè una politica Targelia, nè una buona e virtuosa Bacchide e va dicendo: è appena appena se troverete le famosæ, che per solo il desiderio di pubblicità e fama affettano d’essere amiche di Tibullo, di Orazio, di Catullo, di Properzio e di Ovidio, ai quali saranno, dopo d’averli ben innamorati o spiumati, infedelissime.