I medesimi scavi diedero tre pugnali di ferro, pugiones (312 — 4) con manici d’osso; due frammenti di cingolo di bronzo (315) in cui alternatamente stavano in rilievo borchie con protomi bacchiche e di altre divinità, con calici di fiori aperti, frammezzati di rami d’edera scolpiti a puntini; con balteo di cuojo (316) a borchie di bronzo, e sei dischi dello stesso metallo con protomi in rilievo; e finalmente due corni (521 — 2) o trombe di bronzo che si suonavano dal cornicen, di che verrò più sotto, quando sarà il discorso degli istrumenti musicali della milizia, a parlare.
Tre fibule d’argento (317 — 9) servienti a baltei di cuoio provengono da Ercolano.
È indubitabile che gli scavi che si verranno ad operare nel Pagus Augustus Felix trarranno in luce molte e molte altre armi; perocchè quello fosse il luogo ove dimorava la colonia militare statavi per ben due volte dedotta da Roma.
Enumerate le armi di Pompei ed Ercolano, che si hanno nel Museo napoletano, vengo adesso ad assegnare quello che si aveva ciascun milite facente parte dell’esercito romano.
Ho già detto che i veliti erano quasi inermi; la loro armatura infatti era assai leggiera: un cimiero, galea o galeus, di pelle o lana per coprire il capo; una spada, gladius; un’asta, hasta; una specie di scudo, parma, di legno ricoperto di cuoio e la frombola e con essa avanti l’armata facevano in guerra le prime provocazioni contro l’inimico.
Gli astati avevano un cimiero, galea ærea, di ferro senza visiera, onde Cesare nella pugna farsalica avendo di contro i bellimbusti di Roma che parteggiavano per Pompeo, potè consigliare i suoi colle parole: Faciem ferite, mirate alla faccia, sicuro che per non essere sfregiati al volto avrebbero volte le spalle. Sull’elmo portavano creste e penne; avevano un gladio, uno scudo, scutum, il più spesso ovale, qualche volta curvo come un canale od embrice; onde dicevasi imbricatum, largo due piedi e mezzo della superficie, e quattro di larghezza, costruito di più legni leggieri, come il fico e il salice, ricoperti di pelli coi margini di ferro: vestivano la corazza, lorica, di cuojo o di ferro e armavansi di una specie di giavellotto, pilum, di ferro e pesante, il quale, diretto con arte, trapassava il nemico scudo ed anche i suoi loricati cavalieri; e finalmente avevano la gambiera, ocrea, di ferro, che, secondo Vegezio nel suo trattato De Re Militari, i veliti frombolatori, funditores, portavano alla gamba sinistra, e i legionarii alla destra, dandone la ragione in ciò che nella pugna i primi dovessero atteggiarsi ponendo il sinistro piede avanti, mentre i militi avanzassero invece il destro.
I veliti frombolatori armavano le loro frombe di ghiande missili (glandes), o grosse palle di piombo, in luogo di pietre, delle quali più spesso servivansi. Esse portavano incise lettere allusive, come Fir, per FIRMITER, quasi a dire scaglia forte, o Feri Roma, cioè colpisci o Roma, e il Catalogo delle Armi Antiche succitato, ricorda le ghiande missili dell’assedio di Ascoli (a. u. c. 664, 665) e quelle della Guerra Civile (a. u. c. 705) colle diverse leggende, tra cui nell’ultime Feri Pomp. e Feri Mag. cioè, colpisci Pompeo, colpisci il Magno, cioè il medesimo Pompeo, perocchè appunto dovesse questo gran capitano nel 705 occupare il Piceno per opporsi alle armi di Cesare. Il Museo Nazionale possiede 39 di queste ghiande dell’Assedio d’Ascoli, e 9 della Guerra Civile.
Le armi dei Principi e dei Triarii erano simili a quelle degli Astati; solo i Triarii, a vece dei pili, o giavellotti, portavano le aste, di che valevansi principalmente formandone selve dirette contro le cariche della cavalleria nemica, come si farebbero oggidì al medesimo intento i quadrati alla bajonetta.
Di talune di tali armi fornirono esempi gli scavi pompejani, come più sopra si è detto.
I soldati di cavalleria dapprima non portavano lorica, affin d’essere più spediti, ma una semplice vesta, ed anzi per questa speditezza maggiore, s’accostumavano i cavalli stessi a piegar le gambe e prostrarsi. Pare che non avessero sella, ma qualcosa che le somigliasse onde seder più sofice. Avevan asta più gracile, scudo o parma di cuoio; e quando poi imitarono l’armatura greca, ebbero gladio ed asta più grande e cuspidata, ossia appuntata, scudo, e nella faretra tre o più giavellotti, con cuspide larga, cimiero e lorica.