Fervidamente, e l’altro era Tibullo.

E buttossi allora ad altri e più volgari amori, senza che per altro ne impegnasse seriamente il cuore. Scrisse sulle ginocchia di queste figlie del piacere quel codice di voluttà, che intitolò Artis Amatoria, ma eran lascivie estranee al sentimento; perocchè ai teneri amori avesse, come dissi, veramente detto addio per sempre e chiusa la carriera di essi, dicendo:

Quære novum vatem, tenerorum mater amorum[176].

D’un suo episodio giudiziario d’amore avanti ai Treviri, e del quale fu egli per avventura il protagonista, ho già informato chi legge, recando nel capitolo della Basilica i suoi versi medesimi che lo descrivono e sono altresì prezioso documento di storica giurisprudenza.

Taluni attribuirono ad Ovidio un altro amore, e più illustre, cagione del suo esiglio a Tomi nel Ponto Eusino, da dove invano ebbe a supplicare tanto da Augusto che da Tiberio, d’essere richiamato, e lo dedussero da’ seguenti versi della Elegia I. del libro II. dei Tristi:

Cur aliquid vidi? cur noxia lumina feci?

Cur imprudenti cognita culpa mihi?

Impius Actaeon vidit sine veste Dianam,

Præda fuit canibus non minus ille suis[177].

Voltaire istesso si lasciò andare per ciò a questa sua conghiettura: «Il poeta acceso di segreta fiamma per la moglie di Augusto, ebbe la sventura di vederla nel bagno e ciò indusse il geloso marito a relegare a Tomi l’indiscreto osservatore de’ fatti altrui.» Ma Voltaire, osserva a tale proposito Ermolao Federico[178], dimentica al certo che la bella Livia quando lasciavasi così incautamente sorprendere dal novello Atteone, era madre di un figliuolino di anni cinquanta.