Taci, o maledetta
Lingua! E che giova adesso di svegliarmi
Intorno l’ombre de’ sepolti?
ATTE
Il fato
Miserando degli altri almen ti sproni
A sfidare con grande animo il tuo.
La vita che menasti è vita piena
Di vizi e di delitti, e non v’è d’uopo
Di suggellarla con la brutta infamia
Del non saper morire—infamia estrema,
E non romana. Una sol volta pensa
Di qual patria sei figlio, ai suicidi
Eroici delle tue vittime, e in questa
Ora di prova innalzati per poco
Dalla bassezza tua.
NERONE
Che mi consigli?
ATTE
La virtù sola che ti resta: cadi
Romanamente.
NERONE
Toglimi dal guardo
Quella truce bevanda; mi dà noia
Il morire... Ò trent’anni, e m’innamora
La vita; quest’amor, se vuoi, lo chiama
Codardia, non m’offendo. Io non mi tengo
Scolaro degli stoici... Morire!
E perchè lo dovrei? Perduto tutto
Ancor non è... Perchè vieni a rubarmi
Ogni speranza?
ATTE