Scena VII.—Pag. 98.
Corsi
Come briaco per le vie di Roma.
Ed era il suo costume. Appena fatta sera, si travestiva, ed in compagnia d’uomini rotti ad ogni vizio andava girovagando per le più remote strade della città, derubando e percuotendo i pacifici cittadini che facevano ritorno alle loro case, e spesso così percossi e derubati si compiaceva d’immergerli in qualche cloaca. Divideva poi come un ladruncolo d’infima classe la preda tolta. Nè sempre Nerone fece queste belle opere impunemente: una volta un marito lo lasciò quasi morto a furia di percosse, e da quella notte alcuni tribuni de’ pretoriani ebbero ordine di seguirlo da lontano per guardargli le spalle (Vedi Svetonio, Tacito, Dione).
Scena VIII.—Pag. 103.
Quell’ostinato
Declamator mi deve la sua fama.
Ed è vero. Seneca, uguale in ciò a tanti apostoli antichi e moderni, scrisse bene e visse male; predicò la povertà stoica, e possedeva case, schiavi, e ville sontuosissime; insegnò nei libri la dignità umana, e fu compiacente educatore del tiranno. Guai alla fama del filosofo, se la morte fortemente sostenuta non avesse dato autorità ai suoi scritti!
ATTO TERZO
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