Il mimo ha letto
Qualche vecchio poema, ed inspirato
Dalla memoria degli eroici versi
In cor vagheggia quel divino Curio
Che andava dietro i buoi—nel capo ancora
Cinto dei lauri che fugaron Pirro!

(volgendosi a Nevio)

Ma questi son rettorici sospiri,
Amico mio; nel secolo moderno
Solo i bifolchi van dietro all’aratro.

NEVIO

Ed io con quanta voce ò nella gola
Ed ira in petto maledico a questo
Secol moderno, secolo di vili
Che genuflessi incensano il tiranno,
Secolo di bastarde anime!—Voi
Di me ridete, il so;—povero mimo
Avvezzo sulla scena a mutar faccia
Come la veste, io mi son venduto
Al capriccio e alle risa della plebe;
Ma questo mimo, in mezzo a così vasta
Dimenticanza, degli eroi sepolti
Legge ne’ monumenti, impara i nomi,
E quando i successori di que’ Padri
Che rimaser seduti incontro a Brenno
Decretaron corone al matricida
Imperatore, questo mimo seppe
Nascondere il suo volto per vergogna,
E ringraziò gl’Iddii che in tanto reo
Avvilimento del patrizio nome
Serbaron desta nel suo sangue oscuro
Una scintilla dell’orgoglio antico.

EULOGIO (battendo con enfasi le mani)

Sublimemente! Roscio non avrebbe
Detto meglio di te. Ma fammi grazia
D’allontanarti; odori di carnefice
Lontano un miglio.

NEVIO

E voi mandate puzzo
Di codardìa.