(Piglia dalle mani di Nerone la tazza e la getta per terra)
Fate saturnali
Sopra tutta la terra, o genti schiave,
E alzate l’inno della gran vendetta.
La terribile via del Campidoglio,
Che i vostri re salivano in catene,
È divenuta via d’una taverna,
E la spada di Cesare cadeva
Di mano all’ubbriaco successore!
NERONE (tentando di alzarsi e traballando)
Dunque raccogli quella spada; al fianco
La cingerò domani, ora m’abbaglia
Il lampo suo.—Cacciato ò fuor di sella
La brutta cura, che il poeta Orazio
Fa galoppar compagna al cavaliero,
E mille fantasie tutte gioconde
Mi scherzano d’intorno. Atte, va, scegli
Le più candide rose, e d’odorata
Corona adorna le mie tempie; i fiori
Nascondono le rughe, e in questa notte
Qual mi chiamasti vo’ parer fanciullo
Ed un fanciullo pazzo e innamorato:
Spirante voluttà dai cari sguardi,
E stanca di sue danze, ella m’aspetta...
Egloge!...
ATTE
Di te, pubblico istrïone,
Degna è la saltatrice! I baci tuoi
Li raccogli dal fango.
NERONE
È così bella
Egloge...
ATTE
Bella!