— E tosto vi saremo, soggiunse il frate.

E messisi senza mezzo in cammino, furono alle case de' Cavalcanti, dove messer Geri e la Bice stavano nella più grande ansietà, aspettando l'uno e l'altro di momento in momento che comparisse loro dinanzi il cavaliere. E l'ansietà di messer Geri era maggiore per avventura di quella della Bice, tanto era rimasto preso dalle prove fatte dal cavaliere, e tanto era rimasto abbagliato dagli onori, e dalle acclamazioni fattegli così dai signori come dal popolo. Egli non aveva terreno che lo reggesse: passeggiava su e giù per la stanza: mettevasi a sedere, e tosto rialzavasi, per farsi alla finestra, e vedere se spuntasse nessuno dal capo della via; ed appunto mentre era alla finestra, benchè la vista avesse mal ferma, gli parve aver veduto metter piede in casa sua un cavaliere con altra persona, che ben non potè discernere, ma gli parve frate Marco; e non avendo un dubbio al mondo che fossero dessi, fecesi egli medesimo all'uscio della stanza, nè prima furono in capo alla scala che Geri, scorto il cavaliere, gli si fece incontro, e stesagli la mano:

— Cavaliere, ora non siete più straniero, ma figliuolo dilettissimo di questa terra; e non può nè dee, chi questa terra ama, non amare e non riverir voi; ed io vi amo e vi riverisco quanto altro fiorentino.

— Messer Geri — riprese il cavaliere, baciando riverentemente la mano al vecchio — anche quando voi mi tenevate per istraniero io vi amava, e vi riveriva come padre carissimo; nè poteva non farlo, se a colei siete padre, la quale, dopo Dio, amo sopra ogni cosa quaggiù, e per cui sola mi è cara la vita e la gloria. Pensate dunque che debbo fare adesso, che più straniero non mi tenete, e per poco mi amate qual caro figliuolo.

— Più che caro figliuolo, dovete dire; chè per voi rifiorisce il giglio fiorentino, sfiorito da parecchi anni in qua tante e tante volte. Ma voi, disse sorridendo, voi cercate qualcosa con gli occhi; e senza fallo parvi che qui manchi qualcuno.

Guglielmo non rispose, se non quanto troppo bene significò il suo desiderio con un lieve assentire del capo, e con un sorriso tenerissima: frate Marco però, stato muto fino allora, per iscrutar bene l'animo dei due, ed accortosi che l'uno era tenerissimo dell'altro, non dubitò di dire:

— Messer Geri, se il cavaliere cerca con gli occhi quel che certo sapete, e lo desidera ardentemente, dovete desiderar voi di consolarlo, e di consolare la vostra dolce figliuola, e voi stesso.

— E voi altresì, che tanto amore portate alla casa nostra, e tanto pregiate il cavaliere. Or'ora saremo lieti tutti quanti.

E sì dicendo uscì dalla stanza.

Il cavaliere e il frate rimasero con la certezza che il vecchio sarebbe tosto ritornato insiem con la Bice; e veramente egli fu di subito alla figliuola, alla quale detto con parole e con atti di vera contentezza che il cavaliere l'attendeva, la prese caramente per mano, e andarono colà dov'erano il frate e Guglielmo. Qual fosse, ne' pochi momenti che precederono il loro incontro, il cuore de' due amanti, quanto dolci i pensieri, quanto il desiderio, io nol significo qui, perchè le più efficaci parole ch'io potessi trovare, sarebber sempre minori del vero; e chi ha cuor gentile, ed ha amato davvero, può da sè stesso immaginarlo. Quando poi messer Geri comparve sulla soglia dell'uscio con la Bice per mano, e i due amanti si furono veduti, non poteron tenersi che l'uno non corresse desiosamente incontro all'altro e castamente si abbracciassero, dandole Guglielmo un amoroso bacio sulla fronte, non senza un sorriso del vecchio Geri, che palesava tutta la contentezza dell'animo suo; e: