— Sì messere, di maestro Cecco d'Ascoli.

— Ma dimenticate voi ch'egli è eretico, negromante e nemico del nome mio? Non voglio in modo veruno che le sponsalizie di questi figliuoli miei sieno contaminate così, nè abbiano così triste augurio.

— Padre mio e mio signore, disse Guglielmo, maestro Cecco è savia e discreta persona: credetelo a me, che più d'ogni altro lo conosco, e che meno d'ogni altro vorrei aver tristi augurj alle mie sponsalizie.

— Voi messer Geri, continuò il frate, voi avete sempre negli orecchi le dicerie di maestro Dino del Garbo contro il savio maestro; ma da che sieno mosse le sue ebbre parole voi pur il sapete; e avete pur toccato con mano quanto è forsennato il suo sdegno, e la sua invidia. Maestro Cecco, siatene certo, è, come dice messer Guglielmo, savia e discreta persona; filosofo e scienziato de' più solennissimi; e il nome dei Cavalcanti riverisce ed onora; e Firenze ama come sua seconda patria....

— Ed io stesso, ritoccò Guglielmo, io stesso l'ho udito, nella presenza di monsignor lo duca, celebrare questa nobile terra, e raccomandare ad esso la libertà e il buono stato di lei.

E come Geri scoteva il capo in segno di dubbio; ma agli atti del volto accennava di lasciarsi piegare; così anche la Bice volle dire una parola:

— Sì, babbo mio dolce, maestro Cecco è buono, e ama tanto il mio Guglielmo, e te onora....

— E tu, che sai tu di maestro Cecco? — rispose Geri, rompendole le parole in bocca — e quando lo hai tu veduto o uditolo, che sei stata fin qui sotto la custodia di suor Anna in Mugello?

La Bice si era dimenticata che del fatto di Mugello quando erano stati colà Guglielmo e maestro Cecco, suo padre non ne sapeva e non doveva saperne nulla, e tardi si accorse di essersi lasciata andare un po' troppo, nè trovava a un tratto che cosa rispondere; il perchè, accortosi frate Marco del costei titubare, la tolse egli d'impaccio:

— Messere, io sono stato per commissione vostra due volte in Mugello, e come ho parlato in bene a voi di maestro Cecco, così ne ho sempre parlato anche con la damigella. E qui vi ripeto che egli è savio e discreto; e vi riprego che vogliate dare ad esso la consolazione di esser presente anch'egli alle sponsalizie, e di partecipare alla contentezza comune, soddisfacendo al lungo suo desiderio di far riverenza a voi, e di profferirvisi.