La mala riuscita di quell'alzata d'ingegno del frate Minore là sulla porta di Santa Croce, se per un lato frastornò momentaneamente i disegni di maestro Dino e del cancelliere e per conseguenza fu come un trionfo per Cecco d'Ascoli, dall'altro servì mirabilmente agli avversarj di lui, perchè egli ne prese maggior baldanza e maggior sicurtà, certo come gli pareva d'essere che il duca e messer Guglielmo lo avrebbero in ogni caso difeso; ed essi, lungi da perdersi d'animo, pensando appunto all'effetto che doveva aver fatto sopra di lui l'averla avuta vinta questa volta, posero il cuore a maturare la loro vendetta; ed erano continui i colloquj tra maestro Dino e l'inquisitore, tra l'inquisitore e il cancelliere del duca, e tra questo e la duchessa, ordinandosi poi di comune accordo, che alla prima opportunità maestro Dino avrebbe fatto la denunzia formale.

Di ciò per altro sospettava tanto poco il povero Cecco, che non dubitava nemmeno di continuare le sue letture sulla sfera del Sacrobosco: nè di darsi palesemente gran faccenda per il matrimonio di messer Guglielmo, vantandosi ancora che gran parte ci aveva avuto egli. Frate Marco e messer Guglielmo lo avevano introdotto appresso il vecchio Cavalcanti; e Cecco tanto accortamente seppe dire e seppe fare, che lo stesso messer Geri restò preso dalla costui sapienza e dalla sua squisita gentilezza, per modo che non dubitò più punto che tutto quel male sparso per Firenze sul conto di lui, non fosse tutto per opera di Dino del Garbo.

Ma già ogni cosa era ordinata per la celebrazione delle nozze, già la Bice era stata impalmata, e due giorni appresso doveva farsi lo sposalizio, quando Guglielmo volle fare, con licenza di messer Geri, una nobile festa alla Bice, la più ordinata e la più magnifica che mai si facesse in Firenze; il cui ordine era il seguente:

Messer Guglielmo ebbe in sua compagnía otto gentili giovani, quattro provenzali, e quattro fiorentini, ciascuno dei quali a un'ora di notte si partì dalle sue case, e andarono a casa di Guglielmo, a cavallo molto magnificamente, con tutti i fornimenti de' cavalli di seta, e tutti i giubboni di broccato d'argento e chermisi; e ciascuno aveva seco trenta giovani con calze alla divisa, e con gonnellini della divisa del giovane che accompagnava, e avevano un torchio acceso per uno. Arrivati alla casa di Guglielmo, diedergli il bastone come a signore e capitano di essa compagnía, il quale con gran trionfo diede loro da cena, com'era ordinato; e poi a tre ore di notte, si mossero tutti insieme, e andarono alla casa della sposa novella, e con loro avevano un trionfo d'amore, portato da più uomini, alto venti braccia, composto in modo che, guardandolo, si rimaneva abbagliato, con molti spiritelli d'amore con archi in mano e con saette su' fianchi, e in ogni parte l'arme degli Artese, tramezzate dalle armi de' Cavalcanti, con campanelletti e sonagli d'argento.

Appresso a questo trionfo erano i pifferi ed altri suoni e canti, e due magnifici cavalli covertati di seta rossa, foderate le coperte dei cavalli, e i vestimenti de' paggi, di zibellini, e ricamati di argento. Veniva quindi Guglielmo, capitano e signore della compagnía, su un cavallo che la natura non lo potrebbe fare più bello, con fornimenti, sella e briglia tutta di chermisi, ricamata d'argento ricchissimamente quanto far si poteva; ed egli vestito delle sue armi, con sopravvesta ricamata di perle e di gioje.

Dintorno gli stavano quindici gentili giovani a piede, tutti con gonnellini di raso chermisi, foderati di ermellini, con calze paonazze; ed oltre a questi, aveva attorno molti altri giovani, vestiti tutti a sua divisa. E così tutti insieme si condussero alla casa della sposa novella, senz'altra gente a cavallo, avendo la signoría di Firenze fatto metter bando, sotto gravissima pena, che quella notte nessun altro potesse ire a cavallo, per non guastare tal festa. Giunti colà, fecero la mostra, e appresso ciascuno corse ritto sulla sella, secondo uso di armeggeríe; e di poi ciascuno corse una lancia vuota dorata, rompendola a piè della finestra, dov'era la Bice in mezzo di quattro torchj accesi, che si mostrava con tanta graziosa onestà, che innamorava tutti di sè.

Rotte le lancie, s'appiccò fuoco al trionfo, come era ordinato, ed arse con tante grida e suoni che il romore andava fino alle stelle; e i razzi erano artificiati in modo, che parve che quelli spiritelli d'amore, con l'arco che avevano in mano, gli saettassero, e così accesi per l'aria volavano appresso alla Bice. Fatto questo, Guglielmo partendosi con tutta la compagnía, per non volger le spalle alla donna sua, fece che sempre il cavallo andava indietro, finchè più non la potè vedere; e andati a rompere le lance, e armeggiare, in varj altri luoghi, tornarono all'ultimo alle case della sposa novella, a farle una mattinata con moltissimi suoni e grandi magnificenze; dopo di che si partirono e accompagnarono Guglielmo a casa, il quale convitò tutti quanti con grande splendidezza.

La festa durò dalle due ore di notte alle undici; e Guglielmo donò a tutti i ministri della signoría calze alla sua divisa, e ciascuno disse che giammai in Firenze non si era fatta la più magnifica nè la più ordinata festa[34].

La quale però fu l'unica che si facesse per lo sposalizio di Guglielmo e della Bice; chè messer Geri ci aveva consentito, appunto perchè voleva che ogni rimanente fosse cosa tutta di famiglia, e senza veruna mostra o solennità, che la domestica gioja potesse o frastornare o turbare; il perchè pochissimi furono gli invitati, e solo i più stretti amici, tra i quali, come è naturale, non mancò maestro Cecco; e molto meno frate Marco, che doveva sposargli. La Bice fino dalla sera innanzi aveva posto in assetto ogni cosa con le sue proprie mani, e pareva tutta un'altra: non ch'e' fosse scemato l'ardentissimo amore per il suo Guglielmo, no; ma aveva esso preso nuova dolcezza: e temperatosi assai l'ardente desiderio che aveva fin qui consumato il cuore della buona fanciulla, la cominciava già a rallegrare il pensiero della maternità, della famiglia e del suo governo, e non restava mai di parlarne con messer Geri, domandandogli informazioni e consigli. E messer Geri, più lieto e più consolato della figliuola, davale i più amorevoli e savj ricordi; ed anch'egli per parte sua non restava un momento di ordinar qui, di attendere là, con una prontezza e di corpo e di mente che faceva meravigliare ciascuno.

Il matrimonio era stabilito che si celebrasse a mezza terza: ad accompagnar la Bice nella capella vi furono due matrone de' Frescobaldi, i più prossimi parenti dei Cavalcanti: Guglielmo andò accompagnato da due pregiati cavalieri, ambedue fiorentini, la qual cosa fu a Geri carissima; e poco dopo di lui arrivò maestro Cecco e frate Marco. La cappella de' Cavalcanti era assettata molto ricamente, e l'altare e i paramenti del prete, e i sacri vasi, erano tutti di materia preziosa, resto dell'antica grandezza dei Cavalcanti. La Bice andò all'altare vestita semplicissimamente tutta di bianco, col velo fino in terra, e con una ghirlandetta di elettissimi fiori, senza niuno ornamento, fuor che lo scaggiale col quale la rivide Guglielmo in Mugello, e la crocellina d'oro, ch'essa non lasciava mai, perchè era memoria della sua carissima madre: Guglielmo poi venne vestito con semplicissimo abito civile fiorentino, col cappuccio a gote, per sempre più piacere a messer Geri, il quale lo ebbe per bene in modo maraviglioso.