La cerimonia fu breve e semplicissima; ma tanta contentezza si vedeva sui volti dei due giovani, e di messer Geri, e delle altre poche persone che erano nella cappella; e tanta era la quiete e la solennità di essa cappella; e di tante fiaccole splendeva, che proprio si sarebbe detto esser quel luogo una delle mansioni di paradiso.
Nè la gioja fu minimamente turbata da quello che suole turbarla in casi simili, quando la novella sposa abbandona la casa sua, dacchè la Bice con Guglielmo dovevano stare in quelle medesime case dei Cavalcanti, se non quanto il quartiere loro era separato da quello di messer Geri dal pianerottolo di una scala.
Il convito stesso di nozze fu senza straordinaria sontuosità, e senza grande invito, non passandosi quello che comandavano le leggi suntuarie d'allora; ma grandissima fu l'allegrezza di tutti; e più di tutti si mostrarono lieti messer Geri e maestro Cecco, il quale fu in quel giorno piacevole più che fosse stato giammai. In sul levar delle tavole comparve nella sala un fante, annunziando esser giunto un messo della signoría e due donzelli del duca, i quali recavano donativi; e fattogli entrar tosto nella sala, uno dei donzelli disse di aver recato in nome di monsignor lo duca a messer Guglielmo un nobilissimo palafreno con tutti i fornimenti di seta, ed un elmo di fino argento con cimiere d'oro; l'altro donzello disse di aver recato in nome della duchessa a madonna Bice una collana nobilissima con diamanti, rubini e perle: il messo della signoría recava a messer Guglielmo una spada e una targa nobilissima, ricchissima per la materia, mirabile per il lavoro; ed a madonna Bice un giojello per in testa con un grande balascio e perle. Accettato ogni cosa con segni di gratissimo animo, al messo e ai donzelli si diedero confezioni e vini finissimi, e un pajo di calze per uno alla divisa degli Artese e dei Cavalcanti; dopo di che maestro Cecco, prendendo commiato a nome degli altri, fece un lieto pronostico di questa unione, e ciascuno se ne andò alle sue case.
CAPITOLO XLIV. CECCO RESTA AL LACCIO.
Il lettore si sarà certamente maravigliato del vedere come anche la duchessa mandasse un presente alla sposa di Guglielmo; ma la maraviglia cesserà tosto, s'egli ricorda quel che fu da me toccato qua dietro, che la duchessa, non solo avea temperata molto la sua gelosía, ma anzi vedea volentieri, per le ragioni quivi accennate, il matrimonio di Guglielmo. Senza che era stato anche espresso desiderio del duca che la sua donna si unisse con lui, e com'egli faceva un presente a Guglielmo, così ella il dovesse fare alla donna di esso; ed a queste due cagioni si aggiunse ancora la terza, di addormentare sempre più maestro Cecco, e di accertarsi se egli era al convito, e come vi era trattato, e qual fosse il modo di esso convito, e la letizia degli sposi, ed ogni minimo che. Al quale effetto ella mandò a recare il presente un suo fidato donzello; e questi, ritornato in palagio, riferì ogni cosa per appunto, e come Cecco fosse trattato, non pure onorevolmente da tutti, ma anche amorevolmente da messer Geri; e del lieto pronostico ch'egli fece.
E veramente il povero Cecco restò colto in certa maniera all'artifizio della duchessa, perchè parvegli così nuovo questo amorevol procedere di lei con la Bice, che ebbe per certo, o essere diventata così benigna per secondare l'umore del duca, il quale benignissimo si mostrava con Guglielmo, a cui molto aveva commendato il suo matrimonio con la Cavalcanti; o essere veramente venuta meno in lei ogni gelosía. Laonde a poco a poco gli usciva il sospetto dal cuore; e non che già tenesse per sicura la benignità della duchessa; ma non credeva poi celarvisi sotto tanta iniquità, quanta credeva dapprima; e alla Corte e' si mostrava più spesso dell'usato: già avea ripreso l'antico suo fare disinvolto e sicuro, piacevoleggiando alle volte, ed ancor motteggiando, se capitavane il bello, con apparente soddisfazione di Maria, la quale appostava pur sempre l'occasione di farlo rimaner colto a qualche laccio. Quando l'occasione venne anche senza troppo cercarla.
L'argomento di tutti i ragionamenti, per più giorni appresso lo sposalizio, era quello, su in palagio, del matrimonio di messer Guglielmo, lodando chi la bellezza, chi la bontà, chi la gentilezza della sposa novella; e celebrando altri il valore e la cortesía di Guglielmo. La duchessa, udendo tante lodi della Bice, mostrò desiderio di rivederla, e di accertarsene ella stessa; e chiamato a sè maestro Cecco, benignamente gli disse:
— Tu, maestro, che questa novella sposa di messer Guglielmo conosci così bene, e che del suo matrimonio sei stato sì gran parte, sembrati egli che la sia di qualità che si accosti volentieri alla Corte?
— Madama, rispose Cecco, non saprei qual sia l'intimo pensiero di madonna Bice degli Artese; ma, a quel che ne posso inferire, parmi di cuor gentilissimo, capace degli affetti più soavi; ma aliena da ogni fasto, e da ogni rumoroso sollazzo.
Quando Cecco nominò la Bice per il cognome degli Artese, la duchessa torse lievemente le labbra con atto di stizzoso dispregio; e poi con altero piglio: