— Fa dunque che tu sia di qui a due ore appresso di me e di monsignor lo duca, per soddisfare a' nostri desiderj.

E detto che vi sarebbe, continuarono i varj ragionamenti de' cavalieri e delle dame, finchè non venne il momento che ciascuno tornò alle sue case.

Cecco non sospettava più tanto, come dissi qua dietro, del maltalento della duchessa verso di lui; ma nondimeno questo desiderio ch'e' facesse la natività della piccola Giovanna, dopo due anni della sua nascita, gli sapeva un poco di strano, e non vi andava troppo di buone gambe. Ma poi ripensava fra sè:

— E che può ella farmi la duchessa, quando io parli secondo scienza; posto ancora che alcuna cosa spiacevole io leggessi nelle stelle? Ella mostra di dar fede alla scienza di astrología, e non potrà certamente accagionarne me. E poi, monsignor lo duca ha temperato in altre occasioni l'ardore della sua donna, ed anche in questa il tempererebbe.... Quel suo cancelliere per altro mi guarda troppo di mal occhio: egli ha l'orecchio del duca, e il duca gli crede.... è de' frati minori, che qui hanno il governo dell'Inquisizione.... Ah spaventosa parola! Quante orribili stragi in nome della religione! Qual furore infernale sotto nome di santo zelo!... E questo è egli per necessità di influenze celesti?.. Quanto può insegnarmi la scienza, no... O dunque?... La mia mente ci si smarrisce; e solo raccapriccio al pensiero che una religione di tanta misericordia debba avere così spietati e feroci ministri.... Ed io fui già nelle costoro mani, donde campai per miracolo! E qui per avventura si studia di ricondurmivi! nè il duca avrebbe, neppur egli, autorità di liberarmene, tanto hanno saputo questi preti e questi frati sopraffare i signori temporali, e porsi loro sopraccapo, e così vilmente essi il comportano. Fin qui ho avuta fidanza e nel duca, ed in messer Guglielmo, e ne stava in piena sicurtà; ed ora, non so indovinare il perchè, ogni speranza di sicurtà mi abbandona ad un tratto, ed un presentimento funestissimo mi occupa tutto. E la mia scienza non può ella darmi ora verun conforto?

Qui Cecco stette un pezzo meditabondo; e poscia, scotendo desolatamente il capo:

— Ah! vanità di vanità! la scienza nel mio maggiore uopo è al tutto muta!.... Nelle più alte speculazioni della filosofía, e dell'astrología, là nella mia età novella, era sovente tratto fuor di me stesso: e mi parve che meco venisse a ragionare, e fossemi guida, un benefico spirito, come già ebbe il divino Platone; e più e più volte mi è stato lume e scorta nelle mie dubbiezze. Dove sei ora, Florone? Soccorri al presente bisogno mio: i miei nemici sono congregati contro di me... — Florone? Ma l'ho io mai veduto questo Florone? o non è piuttosto un fantasma della mia mente, datogli forma e corpo, ingannando prima me stesso, e poi gli altri?... — Ricordo sempre le amare parole della duchessa quando tolsi commiato per Lucca: «A Firenze non c'è più buon'aria per te: va, e sii più savio da qui innanzi». Sì, lascerò Firenze, dove la scienza è così vilipesa e perseguitata: non voglio far contento quel vilissimo Dino del Garbo e il fanatico furore de' frati minori. Si vada intanto dalla duchessa, e si dissimuli quanto più si può, finchè non venga il momento opportuno.

E senza indugio fu alla stanza del duca che stava aspettando con la sua donna, la quale come prima lo vide con atto benigno gli disse:

— Maestro, piaceti egli il farne lieti della tua alta sapienza, alla quale nulla è nascoso delle cose della natura, e che vede il futuro come se fosse presente? — Al maestro parvero troppo esagerate queste parole; e come quegli che oramai era entrato in sospetto, comprese tutto il veleno di cui erano piene, e forse lo vide maggiore; il perchè, celando il suo sdegno, rispose con quella umiltà che potè più grande.

— La mia scienza, madama, è cosa degli uomini, e non può vincere gli arcani della natura, e veder nel futuro chiaramente; chè questo può solo fare il creatore. Ma, come il creatore ha posto certe leggi, e dato certe qualità e certi influssi alle stelle, che sempre sono i medesimi, così la scienza umana può, guidata da questi e ajutata dalla grazia, non dirò vedere chiaramente nel futuro come fa il creatore; ma tanto apprenderne quanto gli dia modo d'argomentarne gran parte della verità. E questa piccola scienza che io posso avere, e la mia vita altresì, io son pronto a spendere in servigio vostro, madama, e di monsignore lo duca mio signore.

— Lasciamo stare, disse qui il duca, tutte codeste diceríe. Tu sai che te e la scienza tua conosco ed apprezzo, e non vi ha mestiere d'altre prove o attestazioni. Madama la duchessa ti ha chiamato per la natività della nostra diletta figliuola: andiamo dunque a lei, e tu fa l'opera tua come si conviene.