— Se l'aveste pensata maturamente, e studiatala su' nostri libri, non avreste potuto dire più appunto. Solo nella conchiusione sarebbe da aggiungere che a questa denunzia fare, vi mosse il puro e santo zelo della religione, e non verun privato rancore, nè odio, nè spirito di vendetta.
— Ah! — disse qui sorridendo maestro Dino — quel santo zelo che dicevate dianzi.... Ma avete pur detto voi stesso che io sono mosso da odio e da spirito di vendetta; e qui a quattr'occhi non so negarvelo. Ora, debbo io mentire al cospetto del sacro inquisitore?
— Per la esaltazione di santa madre chiesa, che aborre dagli odj e dalle vendette, è necessario sieno poste quelle dichiarazioni.
— Ma la menzogna?
— Cerchisi prima di tutto che la divina giustizia abbia il luogo suo, e che i ministri di essa sieno altrui di edificazione; le altre imperfezioni, messer Domeneddio le perdonerà egli. Resta ora che voi siate a messere l'inquisitore.
E maestro Dino già si avviava, quando, stato un poco in atto pensoso, ritornò al cancelliere:
— Ma saronne io infamato ne' secoli avvenire?
— Che dite voi, maestro Dino? le cose fatte per zelo di Dio, giusto riguardatore degli altrui meriti, non solo hanno premio nel cielo, ma lode anche in terra da tutti i santi uomini e discreti. Ad ogni modo per altro non potrete aver biasimo da veruno, perchè niuno il saprà, essendo il segreto cosa formalissima nelle cause del sacro tribunale dell'Inquisizione. Andate senza verun sospetto, e con la benedizione del Signore.
E queste parole disse facendo l'atto che fanno i vescovi quando danno la benedizione.
Messer Dino baciògli la mano in atto di riverenza, e si avviò con ogni fretta a S. Croce, dove aveva sede ed ufficio l'inquisitore.