— Eccomi qui tutto vostro — rispose il frate confuso e smarrito — dicevo solo che la sicurtà datavi dal duca....

— La fede dei signori tanto è ferma quanto ad essi profitta; e questo è dei signori buoni. Nei tristi essa è mantello delle loro prave voglie e ree intenzioni. O buono o tristo che sia il duca, voi vedete, bel frate, che della sua fede non è da far capitale.

— Ma voi non dubiterete però della lealtà e della amicizia di messer Guglielmo d'Artese....

— Oh no: egli è il più leal cavaliere che vesta arme.

— Ed è grandissimo appresso monsignor lo duca, e ben veduto in gran maniera dalla duchessa, che ad esso non saprebbero nulla negare. Siate a lui senza indugio, e come egli è leale e di voi amorevolissimo; e come egli vi promise ajuto e protezione in ogni bisogno vostro, così vi aiuterà efficacemente ora nella dura presente necessità.

Il frate ben sapeva che messer Guglielmo con la sua Bice la mattina medesima a buon'ora doveva essersi partito da Firenze; ma e' non aveva ben di sè, tanto l'avea vinto la paura, finchè Cecco non gli si fosse levato d'attorno, parendogli ad ogni momento vedersi apparire i messi dell'Inquisizione, i quali, trovandolo con esso, dovessero prendere ambedue, e condurgli legati là a S. Croce. Ed aveva già fatto proposito, come prima il maestro si fosse dilungato tanto o quanto dal convento, di uscirne egli tosto, chiedendo licenza al priore di andare non so a che chiesa, colà nel Casentino, per evitare così l'occasione di più vederselo attorno, e di entrare in brighe con la Inquisizione, il cui solo nome facevagli orrore. Il perchè badava a persuadere maestro Cecco ch'e' non dovesse indugiare ad essere da Guglielmo:

— E in questo mezzo, continuava, studierò anch'io, se può trovarsi modo acconcio a salvarvi dalla tempesta, se caso avvenisse, che la tempesta vi venga veramente sul capo, com'e' non pare tanto da sospettare, quanto ne sospettate voi.

E maestro Cecco, ben conoscendo la paura del frate, e come la sua amicizia era per venirgli meno nel maggior bisogno, addolorato fino alla morte, si partì dal convento senza profferir parola, mandando solo un alto sospiro e battendosi la fronte col palmo della mano.

Appena ebbe Cecco messo il piede fuori della soglia, frate Marco si vergogno seco medesimo, e sentì un certo rimorso di procedere con lui così poco amichevolmente, abbandonandolo in quella sua desolazione; e diceva tra sè:

— Egli mi ha pur dato amorevolmente il latte della scienza; mi ha sempre tenuto per il più diletto fra suoi discepoli; ed ora lo pago di questa bella moneta! Sarò agguagliato a Giuda, che tradì il suo divino maestro... — Io però nol tradisco.... nè piglio moneta... — Sì! e poi s'ha un bel dire! S'io potessi salvarlo, darei un bicchier del mio sangue; ma che ci posso io fare? L'amicizia e il grato animo son belli e buoni; ma la paura chi la vince? Io son fatto così.... — Già ci vorrei vedere anche questi uomini, che si chiamano di gran cuore ed animosi, nel caso mio. Io sono un povero frate che vivo dell'altare: il maestro, mi par di vederlo, sarà accusato di eretico e di negromante, tali parole udii dire anche ier sera da un frate minore, tutto cosa dell'inquisitore. Se me lo trovassero qui nel convento, o se sapessero che io studio comecchessía di sottrarlo alla giustizia umana?... Dio mio! non ho coraggio nemmeno di pensarci: tanto più ch'io sono andato quasi sempre a udirlo leggere. Oh meschino di me! E se per questo altresì il sacro tribunale facesse richiedermi?... — «Messere lo inquisitore, io non ne sapevo nulla: no, Cecco d'Ascoli parlò meco sempre da cattolico; ma io ad ogni modo me ne sto alla correzione vostra; condanno quello che voi condannate; credo quello che voi credete....». — Dio! mi pareva già di essere dinanzi all'inquisitore. — E vi potrei pur dover essere, se alcuno ricorda ch'io andavo a udirlo leggere. — E poi, o non è a tutti nota in Firenze la familiarità nostra, e più che a tutti a' nemici di maestro Cecco?... Eh, non si scansa: almeno per testimonio è certa ch'io sarò citato. E allora che ho a dire? Ho a accusare il maestro? e' mi daranno del Giuda.... E se mi mettono alla colla, come reggerò io al tormento? — Se messer Domineddío non mi ajuta, io sono un uomo morto. — Ma, o frate Marco — disse a un tratto come riscotendosi da un vaneggiamento — ma chi t'ha detto che maestro Cecco andrà certamente nelle mani dell'Inquisizione? Su, su, fatti coraggio; codeste le sono vane apprensioni.