CAPITOLO XLVII. GLI SPOSI IN MUGELLO.
Primo e più soave pensiero de' novelli sposi, dopo le gioje domestiche, era stato quello di mantener la promessa fatta a suor Anna, che sarebbero iti a rivederla appena fossero marito e moglie: e di fatta la seconda mattina dopo lo sposalizio montarono a cavallo di buon'ora, accompagnati da un loro fidato donzello, e dalla cameriera della Bice, per essere al monastero almeno due ore innanzi vespro. Sarebbe andato volentieri anche messer Geri; ma lo star molto a cavallo, dopo gli ultimi acciacchi, non sarebbe stato senza grave suo danno; e però, confortatone anche dalla Bice e da Guglielmo, rimase a Firenze, stando contento a scrivere alla badessa una amorevole lettera, dove la ragguagliava della presente sua contentezza, che in gran parte diceva riconoscer da lei, e mandavale salute con protestazioni di grato animo e di riverenza.
In tutto quanto il viaggio la Bice si mostrava di lietissimo umore; chè il ricordarsi quanto fu doloroso il viaggio fatto mesi addietro in Mugello, quasi maledetta da suo padre; col dubbio che più non avrebbe riveduto il suo Guglielmo; senza sapere per molto tratto di via dove la conducesse il suo fante; e poi colla disperazione nel cuore dell'andare ad essere sepolta in un eremo, lontana da ogni cosa e da ogni persona diletta: e l'andarvi ora col suo Guglielmo, a rivedere e riabbracciare colei che amava per madre carissima; le era cagione di tal contentezza, che proprio il cuore gliene traboccava, e non restava un momento di fare in confronti tra il viaggio passato ed il presente: di ricordare la badessa e il monastero; di significare il desiderio di arrivarvi presto; ed un monte di simili cose, alle quali Guglielmo non era sufficiente a rispondere, e ad alcune rispondeva accompagnando le sue parole con quel risettino che palesa ad un tempo stesso e l'affetto, ed una benigna censura a chi si risponde. Il proposito era quello di andare di buon trotto, per essere a buon'ora in Mugello; ma ad ogni nuovo pensiero che venivale in mente, la Bice rallentava, e mettendosi al passo, entrava in ragionamento con Guglielmo:
— Vedi, Guglielmo mio, queste nobili castella, che fanno sì pompose e superbe le nostre colline, e che ora tanto mi diletta il vederle, così contornate di giardini e di graziosi boschetti? L'altra volta mi parevano spelonche di fiere, in boschi aspri e selvaggi. Tu, mio dolce signore, e il tuo amore, fa ridere a me così allegramente queste colline; le quali per altro insieme con te, mi riderebbero così — disse rivolta a lui con amoroso sorriso — anche se fossero aspri boschi e selvaggi.
E Guglielmo, presale la mano, caramente gliela baciò, con uno sguardo amorosissimo, confortandola a studiare più il passo, per non arrivare troppo tardi: e la Bice spronava; ma fatta poca via:
— Qui al passo di questo ponticello il mio cavallo ombrò, e poco mancò non mi traboccasse nel torrente, che allora era gonfio e riottoso. Non impaurii; chè la morte non mi sarebbe dispiaciuta, credendo averti perduto per sempre. Ora al solo pensarci me ne spavento. Non avrei goduto la presente beatitudine!
E così, ora trottando ed ora ragionando, là poco innanzi vespro arrivarono in veduta del monastero.
— Ah, Guglielmo, ecco là il monastero! Mira sacro e venerabile orrore! Studiamo, studiamo più il passo, chè tosto vi possiamo essere. Credi, mio diletto, poco minore fu la gioja del rivedere le torri della mia Firenze, dopo essere stata quaggiù, che quella di rivedere adesso questo sacro recesso. La buona nostra suor Anna, come sarà adesso la sua sanità? Penserà ella che possiamo esserle così vicini? Oh che consolazione sarà per lei e per noi il rivederci! Sprona, sprona, Guglielmo.
E Guglielmo ridendo, spronava, e così la Bice; per modo che in un baleno furono al monastero. Il valletto smontò per andare a picchiare alla porta; ma la Bice lo fece accorto ch'e' non dicesse il nome nè di lei nè di Guglielmo alla portinaja. La portinaja per altro, che era sempre quella medesima di quando la Bice era colà, non penò molto a ravvisarla, e le fu attorno facendole un monte di riverenti carezze, e di timide domande, alle quali la Bice rispose con tutta benignità; ma, struggendosi di riveder la badessa, troncò ogni ragionamento, e disse alla suora:
— Che è della badessa?