— N'è bene assai per quell'età; e poi la contentezza lo ha ringiovanito che pare un altro.
— Ma, Bice, disse Guglielmo, non ti diè egli una lettera per madonna la badessa?
— Oh! pazzarella! — disse la Bice, scotendo il capo — è vero, eccola qui — cavandola dalla scarsella e porgendola alla badessa. — Perdonami, mia cara mamma: che vuoi? la felicità di esserti vicina mi fa anche smemorata.
E suggellò queste parole con un saporitissimo bacio. La badessa lesse con palese soddisfazione la lettera di messer Geri, e lettala:
— Oh, che buono e santo uomo è questo nostro messer Geri! attribuisce in gran parte anche a me la presente contentezza sua, e di voi, ch'ei chiama suoi dolci figliuoli.
— E non l'attribuisce egli a gran ragione? Ed io e la Bice non pensiamo anche noi il medesimo? La vostra lettera fu quella che mutò affatto il cuore di messer Geri.
— E il veder voi, bel cavaliere, e l'udirvi parlare — disse qui la badessa guardandolo e mal frenando un sospiro — fu la cagione che indusse me a scrivere quella lettera. E poi molto giovarono appresso messer Geri le parole di frate Marco. Che è di lui? E quel maestro Cecco, che parvemi uomo di tanta sapienza e di tanto senno?
— Di frate Marco n'è bene; e fu egli medesimo colui che benedisse l'anello: e maestro Cecco, lietissimo anch'egli, è sempre tenuto in pregio maggiore alla corte, massimamente dopo le fresche vittorie di monsignore lo duca, da esso predette per virtù della sua scienza astrologica.
Queste parole diceva Guglielmo alla badessa, alla quale erano giunte a fatica le novelle dell'ultima guerra; e dei particolari, nè delle prodezze di Guglielmo nulla sapeane; quando la Bice, quasi continuando il discorso di Guglielmo:
— E le vittorie furono gloriose, sai, mamma mia dolce: e tutto l'onore lo sai di chi fu? Eccolo qui — disse, abbracciando con amoroso sorriso Guglielmo, e dandogli un bacio.