E come la badessa sentì a quell'atto commuoversi tutta, e ne diede segno, la Bice, credendo di scorgere nel volto di lei aria di dolce rimprovero, disse ridendo:

— Ma ora si può anche dinanzi a te dar questi baci: l'amor nostro è ora santificato dal matrimonio.

E la badessa, tergendosi una lacrima:

— Sì, sì, figliuoli miei, questi baci ora sono santi, nè si disdicono anche in luogo santo. Se tu scorgesti qualcosa sul mio volto, non era altro che segno della gioja, che tutta mi commuove per la contentezza vostra.

E la Bice, continuando al primo discorso:

— Sì, tutto l'onore fu del nostro Guglielmo; egli vinse due castella fortissime, per la prodezza massimamente della sua propria persona: coi vinti fu umanissimo; per lui rifiorì il giglio fiorentino; e ne ebbe lodi ed onori; e nobili donativi da monsignor lo duca, dal comune di Firenze, e titolo di signoría là nel reame, e titolo di difensore della libertà fiorentina dal comune nostro, e fu fatto cavaliere; e ora è tutto mio, e per sempre.

La Bice diceva queste cose con una vivacità ed una allegría che pareva altra donna da quella che era, tanto era sopraffatta dalla contentezza. A Guglielmo parve insolita cosa questa sua vivacità, e cercò di temperarla:

— Bice mia, tempera codeste mie lodi; che nè a te mia sposa, nè dette in presenza mia, sono troppo dicevoli. Accerta solo madonna la badessa che quello che ho fatto, se qualcosa ho fatto, l'ho fatto inspirato dal tuo amore, e che ogni rimanente è per me vanità e nient'altro.

La badessa a queste amorose parole sentì tutta quanta intenerirsi, e disse con accento visibilmente commosso:

— Voi, bel cavaliere, con la prodezza vostra e con la vostra cortesía, e con la vostra umiltà, e con l'alto concetto che avete dell'amore, vi mostrate degno del nobile sangue degli Artese; e degno nipote di quel messere Ramondo, la cui pietosa storia mi narraste, e che fu cagione principale ch'io scrivessi quella lettera.