— E a me, disse Guglielmo, è rimasto sempre nel cuore un pietoso desiderio di sapere che cosa avvenne di quella madonna Gismonda....

— Ah! ma ora lasciamo pure ogni altra cosa che non sia lieta e piacevole — interruppe la badessa, a cui troppo non piaceva l'entrare in sì fatto ragionamento, che avrebbe potuto troppo commuoverla da palesarsi innanzi tempo.

E allora Guglielmo:

— A proposito di cose piacevoli, che è di sere Gianni da Settimello, che tanto fece anch'egli per noi, e che sì cortesemente ci albergò là in casa sua? Venendo in qua non ci siamo fermati da lui, perchè troppo eravamo infiammati dal desiderio di riveder voi, ma ci fermeremo tornando.

— Ah codesta non è cosa piacevole! Voi non troverete più a Settimello il povero sere: Dio lo chiamò a sè non molti giorni dopo che la Bice si fu partita di qua.

Così la Bice come Guglielmo si mostrarono dolentissimi della morte del buon prete, e ne dicevano parole di alto rammarico, alle quali teneva bordone la badessa, che, perdendo sere Gianni, aveva perduto un suo amorevole e caro familiare, ed anche un fedelissimo consigliere. Guglielmo poi si compiaceva nel ricordare i diversi tratti di bontà e di accortezza, onde era stato testimonio ne' pochi momenti che era stato con esso lui; e l'affetto che egli portava alla badessa, e le parole di riverenza con cui sempre l'aveva udito parlarne: e qui, tornatogli in mente la Simona, e quella sua schietta semplicità, domandò a suor Anna:

— E quella sua buona fantesca, così piacevole femmina, e così valente cuoca, che è essa divenuta appresso la morte del suo buon sere? Saprestelo voi per avventura?

— La povera Simona, è tornata qua in Mugello, ov'essa è nata; ed abita vicino di qui a poche balestrate. Essa è rimasta senza un bene al mondo, e vive dall'assiduo lavoro, e dell'altrui carità: spesso capita anche qui, dove io la adopero in qualche servizio del monastero, e l'ajuto come posso, affinchè governi meno miseramente la sua vecchiaja.

Guglielmo mostrò gran desiderio di rivedere la povera Simona, che tanto gli aveva ferito la fantasía quando fu là a Settimello; e suor Anna promisegli che la mattina appresso l'avrebbe fatta venir qua al monastero. Ma di un ragionamento in un altro il tempo passava, e già si faceva notte, quando la badessa, invitati gli sposi ad entrare nelle stanze che solevano riservarsi a' prelati e ad altre segnalate persone che venissero di fuori, vi andarono insieme con lei, che vi avea fatto apparecchiare quella cenetta che si potè più onorevole a tal ora e in tal luogo; e mangiato con essi, e trattenutasi fino a gran notte, gli lasciò; e tanto essa quanto gli sposi, andarono a letto col cuore pieno di consolazione.

CAPITOLO XLVIII. LA SIMONA.