A che il gonfaloniere rispose che il farebbe, non senza essere contristato da funesto presentimento.
Dopo tal cerimonia, altra se ne preparava non tanto solenne, ma gentilissima se mai ne fu: sei fanciulle fiorentine, tutte de' grandi, venivano a presentar la duchessa di un canestro di fiori, ed a farle omaggio in nome delle matrone e donne fiorentine. Prima tra queste era la Bice dei Cavalcanti, una fanciulla di meravigliosa bellezza, oramai su' 24 anni, il cui volto era sempre dipinto di una certa mestizia, che non poteva esserci cuore umano il quale non si sentisse tratto ad amarla. A lei toccò di offrire a nome di tutte quel grazioso presente alla duchessa, e disse parole così gentili, così semplicemente garbate, e con voce così angelica, che Maria di Valois, risposto cortesi parole di ringraziamento, non potè fare che, voltasi a lei specialmente, non le dicesse:
— Gentile damigella, se Dio vi conceda ogni vostro piacere, che è quell'aria di mestizia che portate sul vostro bel volto? essa mal si conviene con la vostra bellezza, e con la letizia di questo giorno.
— Madama, le sventure della mia terra... La fresca perdite della mia diletta madre... — rispose Bice tutta smarrita; e non trovando altre parole da aggiungere.
— Ah, voi celate qualche cosa: siete bella, e non può fallire che abbiate gentil cuore; e sapete che il vostro Dante scrisse:
Amore a cor gentil ratto si apprende;
e così dicendo la prese caramente per mano. La fanciulla fece il viso come di fuoco, e tutta vergognosa chinò gli occhi a terra. In questo eccoti entrare nella sala Guglielmo d'Artese, un leggiadro e nobile cavaliere, biondo, di gentile aspetto, e di maniere e portamento dignitoso, se altri ne fu, che recava alla duchessa un foglio da parte di suo marito. Come prima egli fu dinanzi alla duchessa, e in un bacile d'argento le presentava il foglio, gittò gli occhi sulla fanciulla, che tuttora era tenuta per mano da lei, e che, senza accorgersi, si voltò anch'essa verso di lui: e non prima i loro sguardi si furono incontrati, Guglielmo si senti il cuore come passar da una lancia, e non potè governare tanto sè stesso che non esclamasse: Bice! La fanciulla si coperse di un pallore simile a quel della morte, e rimase immota come una statua, se non quanto si vedeva un moto convulso delle labbra, e pioverle dal volto abbondantissime lagrime.
Come rimanesse la duchessa è facile indovinarlo, nè qui lo dichiaro: con cenno severissimo intimò a Guglielmo di uscire; e lasciata la Bice a cura delle sue damigelle, si ritirò stizzosamente nelle sue stanze.
CAPITOLO IV. IL DUCA E IL GONFALONIERE.
In un'altra sala del palagio seguiva intanto altra scena. Il gonfaloniere di Firenze era già a stretto ragionamento col duca, il quale stava seduto sopra sedia magnifica, accanto ad un tavolino, su cui era il suo elmo e la sua spada; e senza preambolo incominciò: