E la Simona, biasciate alla meglio poche parole di scuse smorfiose, si avviava in cucina, quando, come sovvenendosi di qualche cosa:
— Madonna la badessa, ma la suora che cuoce qui per il monastero mi guarderà ella a traverso?
— Va va! suor Taddea l'è bonaria femmina, ed anzi te ne vorrà bene. Pensa solo a far vedere chi è la Simona.
La buona femmina, tutta rassicurata, si mise all'opera col tal volontà e con tal gioja nel cuore, che non avrebbe cambiata la sua condizione con quella delle più nobili donne fiorentine. Entrò in cucina, dove tutto era ordinato per cuocere, e dove trovò suor Taddea che l'accolse con viso lietissimo; ed ella, trattasi di dosso, e il benduccio di bucato e la cioppa delle feste, e messasi un largo grembiale e uno sciugatojo sulle spalle, sceglieva questa pentola, quell'altra rifiutava; questo vaso reputava acconcio, quell'altro no; comandava che si facesse questa cosa, che si mettesse all'ordine quell'altra; vedeva tutto, pensava a tutto: faceva insomma rimanere a bocca aperta quelle converse, non avvezze a modi e preparativi sì fatti. Nel tempo che la Simona governava con tanta bravura la cucina, i due sposi con la badessa andavano attorno per i viali più ombrosi del bosco dietro al convento: nei quali, benchè fosse uno de' più cocenti giorni d'agosto, si sentivano ricreati da un fresco soavissimo, e tutti i loro ragionamenti erano di contentezza e di amore, non solo comportati, ma uditi volentieri per avventura da suor Anna, alla quale le pareva di rivivere nelle più dolci illusioni della sua gioventù, obliando, povera sventurata! che quella sua gioja doveva essere troppo breve; e non potendo indovinare che atroce ferita sarebbe al suo cuore il vedersi così tosto abbandonare, e forse per sempre, dal cavaliere e dalla Bice.
Arrivata l'ora del desinare, che si apparecchiò onorevolmente nella sala dei forestieri, vi furono soli gli sposi e la badessa, a cui sarebbe parsa minore, e meno schietta e men soave la gioja, dove qualcun altro fosse stato presente. La Simona si portò da sua pari; e benchè il convito non fosse soverchiamente abbondante, nè sontuoso troppo, tuttavía, seppe così ben fare quelle cose ch'ella fece, che e la badessa e Guglielmo non facevano altro che dire: all'ultimo comparve lei proprio in persona, pulita come un dado, portando in tavola una torta parmigiana, fatta apposta, disse ella, per la bella donna del bel cavaliere; e la presentò con tanto garbo, che la Bice stessa ne restò presa, e ne la ringraziò con queste parole amorevolissime:
— Gran mercè, buona Simona, della cortesía vostra — e dopo avere assaggiata la torta, e gustatala per due volte:
— Il vostro garbato presente è degno veramente di chi tante lodi ha meritato dal mio Guglielmo. Piacciavi, valente femmina, di accettare questo piccolo presente per memoria di me, e per segno di grato animo dell'affetto che mostrate al mio dolce sposo ed a me, ed a madonna la badessa, che noi amiamo e abbiamo in riverenza quanto carissima madre.
E toltasi un piccolo anelletto di dito, il porse alla Simona, la quale, stupefatta da tanta bontà, si smarriva, non sapeva che rispondere, e non si attentava di stender la mano per prender l'anello; ma, confortandola Guglielmo, ed ancor la badessa, il prese, e tutta confusa:
— Madonna, disse, quest'anello, avvezzo a codesta mano così gentile, come potrà adattarsi a stare su una mano così rustica e vile come quella di una povera fantesca? io lo serberò gelosamente nel soppidiano; ma in dito non avrò mai cuore di mettermelo. Gran mercè, madonna; io vorrei dirvi tante e tante cose: ma non so trovar parole degne delle pari vostre....
— Ed io ti dico, la interruppe Guglielmo, che le tue parole sono più gentili e più dolci di quelle di tante cittadine....