— Le vengono dal cuore — disse tosto la Simona — e Guglielmo continuando:
— E ti prometto che, se tu fossi a Firenze, così nella cucina come in ogni altra cosa, avanzeresti tutte le tue pari di lunghissima mano.
— Ed io, soggiunse la Bice, mi parrebbe gran mercè, se tra le mie fantesche, ne avessi una che ti somigliasse.
La povera Simona proprio non istava più nella pelle dalla consolazione; e quando Guglielmo le disse:
— Bene, Simona, verresti tu volentieri a Firenze con noi?
Le parve proprio di sognare: guardava ora la badessa, ora la Bice, ora il cavaliere:
— A Firenze? Io? Si gabberebbero di me quelle cittadine.... E poi son così vecchia.... Se potessi vedere spesso voi, madonna, e il bel cavaliere, mi parrebbe di essere in paradiso; ma sì!....
E la Bice, che la Simona avea proprio conosciuto esser valente femmina, e che pure avea compassione di lei, e le pareva di far peccato a lasciarla colà priva di ogni bene, e ridotta quasi a vivere di elemosina, la strinse quanto più potè ad accettare:
— Me vedrai spesso ed il cavaliere: ti metterò a governo de' panni lini, acciocchè tu stia vicina a me. Piaceti egli il farmi contenta di questo mio desiderio?
La Simona guardava fissa la badessa, quasi interrogandola che cosa avesse a rispondere; e la badessa che intese: