— Monna Simona, che pensi tu più? Messer Domeneddío ti mette dinanzi il maggior dono che mai tu potessi sperare, ed esiti ancora? Tu starai sempre vicina alla bella donna del bel cavaliere, come suoli dir tu, che io stessa te ne porto grande invidia: questo solo dovrebbe bastarti.
E la Simona, fattasi cuore, si volse alla Bice, e baciandole con atto di riverenza la mano, disse:
— Madonna, io son vostra; fate di me a vostro senno e del nobile vostro sposo.
Allora Guglielmo:
— Brava monna Simona: fa dunque di essere più tosto che puoi a casa, e di essere in assetto per partire domani dopo terza.
La Simona accennò che il farebbe, e partì; e la badessa con alto sospiro esclamò:
— Domani dopo terza? Così per tempo?
— Mia dolce mamma, rispose la Bice, io starei volentieri qui sempre teco, insieme con Guglielmo.....
— Ed io, continuò Guglielmo, lo farei pur di gran cuore; ma, non che starvi sempre, non mi è dato nemmeno allungare la mia stanza di un solo giorno; chè monsignor lo duca mi gravò strettamente che dovessi essere nel giorno di domani a Firenze.
La badessa non rispose, se non con alto sospiro, e da quel momento si spense in lei ogni letizia; ed alle amorose parole della Bice, che studiava ogni via da rallegrarla, rispondeva brevemente, e solo carrezzavale o le mani, o il volto, o i capelli, con quel lieve sorriso che tanto eloquentemente significa e il grave dolore dell'animo e l'ardentissimo affetto; e così passò tutta la giornata!