La povera Simona, che mai non aveva veduto tanta grazia di Dio, e che, sebbene la sua camera fosse decente e nulla più, a lei pareva sontuosa e nobilissima, col cuore proprio nello zucchero rispose:
— Madonna, voi e il vostro bel cavaliere, troppo gran mercè fate ad una vil femminuccia mia pari. Ma sarò io sufficiente fantesca a una vostra pari? vecchia oggimai e dappoco....
— Il mio Guglielmo ti disse valente femmina, e non può fallire che tale tu non ti mostri sempre. Ma anche quando tu fossi da nulla, non che da poco, sta di buon animo: qui appresso di me avrai sempre buono ed onorato recapito, quando il mio dolce sposo ti ha reputata degna della sua casa.
— Madonna, gran mercè — rispose la Simona baciandole la mano. — Io non ho le parole soavi e gentili come le vostre: vorrei potervi mostrare il cuore.... il vostro bel cavaliere, me ne innamorai.... voleva dire gli volli bene.... no, mi piacque come prima lo vidi.... E voi, madonna, siete la più gentile e bella donna che mai abbia veduta.... io, povera vecchiarella.... ma, non so.... direi....
La Bice, accortasi troppo bene dello smarrimento della Simona, la confortò e le fece animo con amorevolissime parole. Non andò molto però che la Simona, vinta la prima peritanza, riprese tutta la balía di se stessa, e tanto ben seppe fare, che diventò come la massaia di casa: nè la Bice moveva foglia, in opera di masserizia, se prima non ne aveva conferito con la Simona.
CAPITOLO L. LA TRAMA PIGLIA CORPO.
Nel mezzo tempo che Guglielmo con la Bice erano stati in Mugello, le cose di maestro Cecco aveano mutato faccia del tutto; e già vedemmo come, di careggiato da tutti, di protetto dal duca, di amico a potenti signori, ed a persone di qualche conto, era precipitato nell'abisso della miseria, fallitagli alla prova quella amicizia che egli reputava la più fidata; e lo lasciammo che aveva fatto proposito di involarsi, o sotto un colore o sotto un altro, da Firenze il giorno di poi.
— Ma che colore si trova? — ruminò egli tutto quel giorno e la notte appresso — che non metta in sospetto il cancelliere e gli altri nemici miei?
Gli venne in mente sulle prime di andare alla presenza del duca con atto umilissimo, ricordandogli con bel garbo la data fede, e supplicandolo almeno a concedergli compagnía che lo scorgesse fino su quel di Genova, dov'egli aveva disegnato di andare a posarsi; ma non si attentò.
Finalmente gli tornò a memoria quell'atto del duca di Atene quando là sulla porta di S. Croce garrì quel fanatico frate; e si pensò che egli, mostratosi così aperto e spontaneo difensore suo in quella congiuntura, non isdegnerebbe di procacciargli modo di uscir salvo da Firenze. E di fatto, appostando l'ora che messer Gualtieri si levava, fu tosto a lui, e gittatoglisi ginocchioni dinanzi: