— Monsignore, salvatemi! i nemici miei sono congregati contro di me.

Messer Gualtieri di Brienne sapeva tutto, e sapeva molto più che non sapesse il povero Cecco; e come quegli che di frati e preti non era tenerissimo, e sapeva dall'altra parte le arti scelleratissime che si erano usate per tirar Cecco nell'ultima rovina, e torgli in tutto e per tutto l'affetto del duca; se avesse potuto trovar modo di salvarlo dal furore fratesco, senza per altro mancare un punto alla lealtà verso il duca suo signore, e far cosa che ad esso dovesse troppo dispiacere, lo avrebbe fatto di gran cuore; il perchè, voltosi a Cecco:

— Maestro, gli disse, che i vostri nemici vi cercano a morte lo so; e so, che monsignor lo duca non può, anche se volesse (chè di volere non accenna), non può apertamente difendervi. Ed il farlo io mi sarebbe attribuito a slealtà, nè passerebbe senza pericolo gravissimo. Nondimeno il fatto vostro mi dà grande passione: e voglio studiare come potervi salvare. Andate là nella mia camera, dove niuno oserà di entrare; intanto penserò al modo più acconcio, e sarò tra non molto da voi.

Cecco baciò la mano in atto di grato animo a messer Gualtieri, e questi si mise a investigare a che termine appunto fossero le cose, per vedere se trovasse modo di salvare quell'infelice dalle ugne dell'Inquisizione.

Ho detto qua dietro che il duca d'Atene sapeva molto più che non sapesse il povero Cecco, il quale, dappoi che ebbe scoperto il vile abbandono di frate Marco, si era rintanato in palagio, nè più era uscito dalla sua camera. Ma i suoi nemici non avevano dormito. Già vedemmo come, prima che Cecco sospettasse di nulla, il cancelliere avea fatto far la formale denunzia a Dino del Garbo. Ora esso cancelliere impose a maestro Dino, che fosse subito all'inquisitore, al quale esso lo accompagnò con una lettera del seguente tenore:


«Reverendo in Cristo fratello — Maestro Dino del Garbo, vinto da santo zelo, viene a voi per denunziare formalmente a cotesto tribunale il pestilente eretico Francesco Stabili. Se il processo si farà senza veruno indugio, ne loderà Dio anche madama la duchessa mia signora, ed io insieme con lei. A' vostri piaceri presto.

«Il Vescovo d'Aversa».

L'inquisitore sapeva troppo bene a che cosa veniva maestro Dino; e però, dopo il saluto, prese la sua denunzia, e lettala:

— Ottimamente, disse; resta ch'io ne conferisca con messer lo vescovo.