E maestro Dino:

— Messer lo cancelliere mi ha dato per voi questa lettera.

L'inquisitore la prese e lettala tosto, replicò:

— Dite a messer lo cancelliere, che la cosa di questo eretico maledetto tocca più me che lui, che la duchessa, e che voi stesso — soggiunse sorridendo.

— Messere, state avvertito: quell'eretico fa anche professione di magía, ed è per arte e per natura accortissimo. Vi fuggirà dalle mani.

— Qui, siatene certo, maestro Dino, l'arte e la magía non gli serviranno a nulla. Esso sta chiuso da tre giorni in palagio; ma non può uscirne che ei non sia appostato e codiato da' miei berrovieri e da fra Cherubino, il quale, come sapete, ben lo conosce, ed ebbe briga con lui là sulla piazza di Santa Croce, e l'altro dì sulla porta di Chiesa.

— Tuttavía, messere, nè madonna la duchessa, nè messere lo cancelliere, nè io, saremo lieti compiutamente, finchè quel maledetto da Dio non sia proprio giù di sotto nelle vostre fedeli carceri.

— Più tosto che non credete sarà sazio il desiderio vostro ed il mio. Io vo senza indugio dal vescovo; e voi, maestro, fate di spiare appresso la duchessa, ed appresso il cancelliere, che cosa mai può ruminare l'eretico.

E come disse così fece. In pochissimo d'ora il frate era stato dal vescovo: e dopo lunga discussione presero per miglior consiglio di significare al duca come quel maestro Cecco, suo familiare, fosse eretico relasso, denunziato già al sacro tribunale, e di chiedergli che egli stesso il dovesse far consegnare nelle mani de' suoi ministri, sotto quelle pene che le leggi di santa chiesa ha posto. E l'inquisitore, senza dar tempo al tempo, tornato che fu a Santa Croce, scrisse una lettera al duca, la quale cantava così: