— E che, dovete aggiungere, me e la mia donna schernì ed ingiuriò vituperosamente; che non dubitò di predirmi, nel proprio mio cospetto, che non succederei nel regno a mio padre. — E qui narrogli il fatto della natività fatta alla piccola Giovanna, accendendosi grandemente nel volto, quando venne alla predizione che sarebbe regina di un possente e fiorito reame.
— Monsignore — continuò allora Guglielmo, gettandosegli ginocchioni dinanzi — se meritai di voi e della gloria vostra assai o poco; se può nulla appresso di voi una mia preghiera, fate che maestro Cecco sia liberato: non si dica che qui non avete autorità sufficiente a proteggere uno de' più onorati uomini della vostra corte; non abbiate sì piccol pensiero della vostra dignità, che un frate o un prete si possano vantare di fare e disfare a lor senno dove voi siete signore.
— Alzatevi, bel cavaliere, che non è atto codesto da farlo i vostri pari. Voi sapete quanto vi amo e vi pregio, e di quanto vi sono tenuto; sapete non esserci cosa al mondo che io vi potessi negare. Ora della domanda vostra non voglio altro giudice che voi medesimo. Maestro Cecco, siccome avete inteso da me, ha troppo bene meritata la mia disgrazia, e la morte: ma, cavandone anche questo, non sono io capo della parte guelfa in Toscana, e figliuolo amatissimo della chiesa? Maestro Cecco è preso per eretico, ed eretico relasso: le leggi del tribunale dell'Inquisizione sono terribilissime, ed a cadere nel peccato d'eresía è sufficiente per essa il non denunziare l'eretico: e molte brighe ebbi già da parte dell'inquisitore, perch'io teneva alla mia corte l'ascolano, e nol dava preso nelle sue mani. Ora esso è nella forza dell'Inquisizione; nè altro che per forza d'arme potrei liberarlo; e questa forza non salverebbe per avventura il reo, e certamente chiamerebbe sopra di me la scomunica maggiore.
E come qui messer Guglielmo fece bocca da ridere scotendo lievemente il capo:
— Guglielmo — continuò il duca, voi ora non misurate quanta sia la gravezza di una scomunica papale. Lasciamo andare le cose dell'anima: qui potremmo per avventura trovarci d'un pensiero medesimo; ma la scomunica porta con sè lo scioglimento dei sudditi dal giuramento di fedeltà, e la minaccia del fuoco eterno a coloro che lo scomunicato non fuggono e non rompono con esso ogni legame di parentela e d'affetto. Parvi egli che ciò, nel presente momento che sta per ricominciare la guerra, sarebbe cosa di picciol danno per me? Senza che, anche qui in Firenze ci ha molti e molti ai quali par grave la nostra signoría; e come questa città è guelfa tutta quanta, non passerebbe un giorno dopo la scomunica che ne sarei cacciato a furia di popolo, col caldo ed ai conforti del legato del papa, che pure ha qui in città parecchi cavalieri de' suoi. Son noti gli esempj di due invittissimi imperatori, Enrico IV e Federigo Barbarossa, che non poterono contrastare alla forza della scomunicazione papale, e doverono andare alla misericordia del papa, chiedendo perdonanza come il più vile degli uomini; ed Enrico dovè indugiare tre giorni a essere introdotto dal papa, stando ad aspettare nel cuor del verno, e con la neve alta, fuori del Castello di Canossa, in abito da penitente, e con la corda al collo: e il Bavaro stesso e Castruccio si accorgeranno ben presto anch'essi di che sapore sieno le scomunicazioni. Aggiungete l'autorità di monsignore il potentissimo re Roberto mio padre, il quale me ne condannerebbe fieramente, e consigliatemi voi stesso se debbo o no, per tentare di salvare la vita a chi per di più mi ha schernito e vituperato, se debbo mettere in compromesso la mia signoría, e forse la mia vita medesima.
Il cavaliere restò vinto da questi irrepugnabili argomenti, e disse:
— Cessi Dio, monsignore, che mai io vi domandi cosa, la quale possa tornare in pregiudizio vostro e della vostra signoría. È ben doloroso per altro che le signoríe temporali debbano stare a posta di preti e di frati.
— Verrà tempo per avventura che la punta di queste armi spirituali sarà rintuzzata quando gli uomini avranno bene aperto gli occhi; ma il mondo ora è cieco, e noi, che viviamo in questa età, bisogna pure acconciarvisi buono o malgrado nostro.
In questa si annunziò che il conte ed altri savj di guerra erano giunti, secondo l'invito precedente del duca stesso; i quali furono tosto fatti entrare, e lì cominciarono tutti insieme a ragionare delle cose di guerra, e dei ripari da ordinarsi contro Castruccio e contro il Bavaro, il quale sempre più si avvicinava alle parti di Toscana, e trovava assai seguito.