— Fra Luca (il sagrestano si chiamava fra Luca) e' mi diceva il mio sere, buon'anima sua, che qui alla vostra Regola e' si ardono gli eretici. È egli vero poi?
— Eh, monna Simona, che dite voi? parvi egli luogo questo da ciò? Qui sta messere lo inquisitore.
— E chi è, se vi piace, messere lo inquisitore?
— Egli è colui che nelle cose de' pateríni ha tanta balía quanto il papa; e condanna tutti gli eretici.
— Oh, venerando e santo uomo! E dove gli ardete gli eretici? e quando ha che non ne avete arsi?
— Noi non ardiamo nulla: no, la santa Chiesa non ha così fiere pene temporali. Bene gli diamo ad ardere alla podestà secolare, che ha posto queste leggi. E di corto si farà una bella giustizia d'uno eretico.
— Oh! E si può egli esservi? E chi è, se Dio vi conceda l'essere prelato de' vostri frati, chi è colui che sarà arso? E quando sarà arso?
— Si può esservi; e chi ci va con spirito di umiltà, e per darne lode a messer Domeneddio, messere lo inquisitore concede indulgenza di colpa e di pena. La giustizia si farà da qui a pochi giorni; e si farà sopra un pestilentissimo eretico, che si faceva chiamare maestro Cecco di Ascoli, e che qui a Firenze lo chiamano Cecco Diascolo.
— Gran mercè, frate Luca, fate ch'io sappia il dì posto, chè non vo' perdere l'indulgenza. Ma l'eretico dov'è egli ora? e come sono gli eretici?
— Cecco Diascolo è nelle prigioni della Inquisizione là al vescovado, e oggi si dee fare la sua prima disamina.