E quei farisei si facevano beffe delle sue parole: e fecero grandi disputazioni, alle quali esso rispondeva temperatamente, ma con grave sentimento. Ma essi ne peggioravano ogni volta più, e con gran furore fu fatto rimettere in prigione coi pie' nei ceppi; dove il maestro stava senza dolersi e dispostissimo a qualsivoglia tormento. Venuto il quarto giorno, raunossi il consiglio nella chiesa di S. Salvadore, che vi si tenevano i banchi del vescovado, ed ivi in presenza di molti secolari, e al banco fu letto il processo tutto quanto, e la sua confessione; ma corrotta ed alterata per aizzargli il popolo contro. Ed egli sempre andava ripetendo:
— Voi avete scritto quello che io non ho detto; e ponete le falsità per acciecare il popolo.
Dopo ciò fu recato dal notaio il calamajo e la penna e il foglio dov'era scritto quel loro processo, e disse ch'egli scrivesse ciò che volea dire, di sua propria mano, capitolo per capitolo infra tre dì; infra il qual termine, se volesse rendersi in colpa, sarebbegli perdonato, se no, ch'e' sarebbe dato alla signoría secolare, e sarebbe arso. Accettato il calamajo, il foglio e la penna, il maestro chiese i suoi libri per torne quello che volea dire contro al processo; ma non glieli vollero dare, dicendo che sapea tanto a mente che bastava; ed egli scrisse a mente. Fatta la scritta, il notajo la prese, e mai più non la vide il maestro: e nel processo che lessero quando lo diedero alla signoría secolare non la misero, e solo leggevano quello che erasi scritto innanzi. Venuto l'ultimo dì del termine, il vicario mandò per il reo, domandandogli se voleva ritrattare le dottrine professate ed insegnate per addietro; e Cecco, rispondendo alteramente di no, e che la verità mai non disdirebbe, fu rimandato alla prigione, e mentre ritornava indietro, essendo sul terrazzo del vescovado, l'inquisitore chiamollo dicendo:
— Io non voglio del fatto tuo essere accusato dinanzi a Dio; vuoi tu ancora pentirti dei tuoi errori?
E Cecco rispose:
— Errori non sono, ma certissime veritadi...
E l'inquisitore infocato di stizza:
— Non sono per disputare oltre; menatelo giù.
Mentre il maestro era per rientrare in prigione, si vide dinanzi maestro Dino del Garbo, senza fallo venutovi per gustare l'infernal piacere della vendetta; ma buon per lui se non vi fosse venuto!
Cecco si fermò; e ficcatogli con terribile sguardo gli occhi nel volto: