«Disse e confessò che avea predetti molti eventi della guerra con Castruccio, e della passata del Bavaro, e tutto per iscienza astrologica e per osservazione del corso de' cieli.
«Disse e confessò aver usato prodigj per arte magica e negromantica a fini illeciti e perversi.
«Ancora disse e confessò, come, interrogato da un certo fiorentino, rispose esser vere le cose che si contengono nell'arte magica e negromantica; e replicando il fiorentino: se fosse vero, i potenti uomini acquisterebbero tutto il mondo; ed esso rispose: perchè non sono nel mondo tre astrologhi che si sappiano servire di quell'arte. E questo disse aver detto per sè, che fece più in arte di astrología che verun altro da Tolomeo in qua.
«Disse ancora e confessò che, secondo il corso delle stelle crede che nascano i costumi, le operazioni e fini degli uomini; e che, pregato da un certo Fiorentino che gli esponesse il libro che tratta dei segni e congiunzioni degli uomini, gli insegnò trovare un certo commento ch'egli avea fatto sopra esso libro.
«Confessò altresì di aver composto certo suo libello sopra la sfera del mondo, asserendo che detto libello era stato corretto dopo la sua abjurazione da frate Lamberto inquisitore predetto.
«Ma qual cosa più falsa che l'asserire non essere state cassate da quel libro, se l'inquisitore l'avesse corretto, tante cose infeste, orribili, sciocche e contrarie alla salute umana, eretiche e nemiche della cattolica verità? Qual cosa più inimica a Dio e agli uomini, che sottoporlo alla necessità delle stelle, il quale per noi ricomperare la morte, e lavare i nostri peccati, volle morir sulla Croce? Qual più pestilente dottrina che quella da lui insegnata, la quale nega la libertà dell'arbitrio? Nè si scusa col dire che il libello sulla sfera è stato corretto dall'inquisitore di Lombardía, il che non è vero, nè verosimile; anzi piuttosto si trova il contrario per lettere del medesimo inquisitore; ma, dato che fosse corretto, un altro non corretto ne tenne e lo usò, nella qual cosa è peccato maggiore. Nè lo difende quello che è scritto nella fine di detto libro; che, se vi fossero scritte alcune cose non bene dette, se ne rimette alla correzione della santa madre chiesa, perchè nel medesimo libro si sono trovate eresíe manifeste, insegnate anche dopo che abjurò l'eresía; e basta ch'egli abbia ingannato una volta la chiesa, per ritenere che essa protestazione è direttamente contraria al fatto, la quale non alleggerisce, ma piuttosto aggrava il protestante.
«Laonde noi inquisitore predetto, vista e considerata la sentenza data per il predetto frate Lamberto inquisitore di Lombardía, sedente a Bologna, con la dichiarazione che ricevette la penitenza; e viste le altre cose che abbiamo sapute dal medesimo inquisitore; visto ancora i testimoni e le testimonianze per noi ricevute e formate contro di lui, e le confessioni che ha fatto; e il termine assegnatogli, dopo che gli fu approvato il processo e datogli le difese; e benignamente aspettato tre giorni; e anzi dopo il tempo assegnatogli, dinanzi al venerabile padre e signore cardinale Giovanni legato della sede apostolica, di messere lo vescovo e altri insigni prelati, letti al medesimo maestro gli errori, la confessione ed abjurazioni predette, egli di sua spontanea volontà le confessò e riconfessò essere vere; visto ancora ogni e qualunque altro atto del processo, e i nomi dei detti testimoni pubblicati, secondo il modo debito, e per ordine dimostrati e dichiarati al nobile e religioso uomo messer Cante da Gubbio, vicario generale del venerabile messer Francesco vescovo fiorentino, e di molte altre persone probe e discrete, e dottori di leggi, chiamati per consultare se sia da procedere a sentenza contro il maestro degli errori, siccome contro a relasso in eresía abjurata: e tutti i nominati, ed altri assaissimi religiosi, lettori di sacra teología, dopo maturo consiglio, e avuta insieme con noi matura deliberazione;
«Invocata la grazia di Dio e dello Spirito Santo; sedendo pro tribunali, di consenso del venerabile padre, signore, vescovo fiorentino, pronunziamo in questi scritti, il predetto maestro Cecco, eretico costituito in nostra presenza, essere ricaduto nell'eresía abjurata, ed essere stato relasso; e per questo doversi rilasciare al giudizio secolare, e lo rilasciamo al nobile soldato e cavaliere messere Jacopo da Brescia, vicario di monsignore lo duca Carlo, presente e recipiente, che lo debba punire con debita considerazione; e sopra ciò, che il libello suo superstizioso, pazzo e negromantico, fatto dal detto Cecco sopra la sfera, pieno di eresía, falsità, inganno; e un certo altro libello volgaro, intitolato Acerba, il nome del quale esplica bene il fatto, avvenga che non contenga maturità o dolcezza cattolica, ma vi abbiamo trovate molte acerbità eretiche; e principalmente quando c'include molte cose che si appartengono alle virtù e costumi, che riduce ogni cosa alle stelle, come in causa; con ogni altra sua opera, scritto o dottrina, deliberiamo e comandiamo per sentenza doversi abbruciare; e all'eretico desiderando tagliare le vene della fonte pestifera, per qualunque meato derivino, vietiamo che si possano leggere e ritenere da veruno, sotto pena di scomunicazione e altre pene corporali, secondo le leggi canoniche.
«La detta sentenza fu data e pronunziata, e la promulgazione e la rilassazione fu fatta per il detto inquisitore, sedente pro tribunali, nel coro della chiesa de' frati minori di Firenze, presente il detto messer vicario e suoi assessori, soldati e famiglia, riceventi il detto maestro Cecco sotto gli anni dell'Incarnazione del Signore 1327, indizione decima, il dì 20 di settembre, presente il detto Cecco rilassato, e gli infrascritti testimonj:
«Bernardo de Ricci, compagno dell'inquisitore — Ser Antonio Graci — Ser Lore da S. Maria Novella — Borghino di maestro Chiarito da Prato — Dinco Ducci — Neri Giovannini — Manovello di Jacopo».