— Lieta novella, bel cavaliere: il duca mio signore e vostro, conosciuta la lealtà e la prodezza vostra, vi dà la più onorevole prova di estimazione e d'affetto che cavaliere possa sperare. Aspetta grande ajuto da voi nella guerra che domani si intimerà; e vi fa guidatore della schiera de' feditori.
Guglielmo a queste parole rimase come percosso da fulmine; ma, celando quanto poteva il suo turbamento:
— Madonna, rispose, grande è l'onore che il mio signore vuol farmi; e mi studierò di non mostrarmene indegno. Ma quanti non ha egli tra' suoi cavalieri più savj e più prodi di me? Che diranno essi, vedendosi a me posposti? Fate madama...
— Cavaliere, tanto è riconosciuta appresso ciascuno la prodezza e la saviezza vostra, che invidia non può averci luogo. Ben mi pare essere soverchia la modestia vostra, e pajonmi strane certe vostre parole, che accennano come a mala contentezza di tale impresa. Viltà di cuore non può essere; chè ne' vostri pari, ed in voi specialmente, non cade: vuol essere dunque alcun'altra cagione; e forse la indovino. So dell'amor vostro.... Ma ricordatevi dei compagni di Ulisse.
— Madama, all'onore non ho fallito, nè fallirò mai per veruna cagione; ma per questa meno che per qual'altra si voglia. La mia donna stessa sarebbe la prima a garrirmene, e a disamarmi.
— La vostra donna!.... Guglielmo, non so chi la vostra donna sia; so solo essere una di queste fiorentine, niuna delle quali certamente non è degna di voi. Voi prode in arme; voi della più gentile stirpe di Provenza; voi bello della persona, e di bellissima maniera; a voi si conviene donna che pareggi i vostri pregj infiniti. Anche una regina di corona si onorerebbe di essere la donna del vostro cuore.
E la duchessa diceva queste parole con tale accento, con occhi così scintillanti, che Guglielmo vide doversi spengere tosto il nascente fuoco, e disse risolutamente:
— Madama, la donna del mio cuore è a me più che regina di corona; a lei mi sono donato, e tutto, fuor che l'onore, terrò per da meno nel mondo.
La duchessa si morse le labbra dell'essersi troppo lasciata andare nel discorso, e rimase punta fieramente da queste parole; e secca secca accomiatò Guglielmo così:
— A Dio v'accomando, cavaliere: domani moverete con la vostra schiera. Ricordatevi che molto si spera dalla vostra prodezza e dalla vostra saviezza.