Messer Geri, rimasto solo nel giardino, e punto acerbamente dalle ultime parole di Guglielmo, durò per qualche tempo a andare da sù e giù con passo concitato, sbuffando e sfogando in modi strani lo sdegno e il furore; e tornato che fu nelle sue stanze, si coricò, nè potè chiuder occhio in tutta la notte. La povera fanciulla non è da domandare se struggevasi in pianto, e se anch'ella passò notte travagliatissima col doppio coltello nel cuore del suo Guglielmo che doveva allontanarsi da lei, e dello sdegno e del furore di suo padre, ch'ella si aspettava terribile; nè s'ingannava.

Egli nella notte avea preso partito della infelice figliuola; e come fu giorno, senza fiatarne a persona, si fece sellare un cavallo, e preso seco un valletto, uscì dalla porta S. Gallo, nè si fermò sino a che fu in Mugello ad un monastero di donne, dove era badessa una de' Cavalcanti suoi consorti. Smontato quivi e conferito con lei, come prima si fu un poco ristorato ed ebbe riposato i cavalli, cavalcò di nuovo e la sera medesima fu tornato in Firenze.

La Bice era stata un'intera giornata senza vedere o sentir altro, nè sapeva che cosa pensare; ma non ne pigliava punto buon augurio: domandava la sua fida cameriera che cosa ella ne pensasse; si provava a mandarla domandando qualcosa ad alcun famigliare; ma nulla potè raccogliere, se non che messer Geri era fin dalla mattina montato a cavallo, nè più si era veduto; ed essa ingegnavasi d'indovinare, perchè dopo la tanto fiera battaglia della sera innanzi, suo padre, così turbato come dovea essere, cagionoso e vecchio a quel modo, fosse uscito di Firenze a cavallo con un solo valletto: e qualunque pensiero le venisse alla mente, non era se non triste e di sinistro presagio.

Che tra Guglielmo e lui non c'era stato nulla di grave da doversi allontanare dalla sua casa per paura del duca lo sapeva, perchè la sua cameriera era rimasta a spiare il tutto; Guglielmo dovea partire quel giorno stesso per il campo, e Geri sapevalo; nè la sua gita poteva riferirsi a cosa che toccasse Guglielmo; e ne inferiva che lei sola poteva riguardare, e ne stette in continuo tremore tutto quel giorno e la notte appresso, ed i più orribili sogni turbarono quel brevissimo sonno ch'ella potè pigliare.

Come prima fu fatto giorno, messer Geri mandò per la cameriera della Bice, garrendola con fiere parole dell'aver secondato l'amore di lei; e datale assai quantità di denaro, le comandò che, senza metter tempo in mezzo, dovesse uscirgli di casa, senza nemmeno rivedere la Bice; ed alla Bice mandò dicendo che mettessesi in assetto per uscir di Firenze il giorno di poi, deliberato di non più rivederla; o per vero sdegno, o forse per timore che le lacrime e le preghiere di quella angelica creatura potessero vincere il suo fiero proposito.

Pensi, chi ha cuor gentile, l'angoscia e la disperazione della sventurata! Intanto anche messer Geri metteva tutto all'ordine per la partenza della figliuola: le diede tosto una nuova cameriera; fece il suo testamento, nel quale la diseredava, se non quanto concedevale la legge, lasciando per rimedio dell'anima sua tutto ciò che eragli rimasto dal fallimento degli Scali: e la mattina di poi per tempissimo, la Bice, accompagnata da un vecchio famigliare, e dalla nuova cameriera, uscì di Firenze, avendo fatto pregare e ripregare invano quel fiero vecchio, che almeno le concedesse di rivederlo e di baciargli la mano.

Povera innocente! qual cuore doveva essere il suo! Quante lacrime, quanti sospiri! Per tutta la strada stette col volto coperto di un velo nero, nè si saziava di piangere, ed era straziata da mille pensieri, uno più doloroso dell'altro. Quel vecchio che erale stato dato per guida sapeva essere tutto cosa di suo padre, e di animo come lui ritroso e acerbo, nè si attentava di domandargli nulla: la cameriera non sapeva chi fosse, nè mai le volse una parola. Ma all'ultimo, straziata dall'incertezza, domandò al famigliare dove mai l'avesse a condurre; e questi con parole benigne più che la sua natura non comportava rispose che dovevano andare in Mugello, non sapeva a che fare; e solo poteva dirle che avea in commissione di fermarsi al monastero di S. Piero in Luco per recapitare una lettera a quella badessa. La povera Bice comprese tutto; e dato un gran sospiro, volse gli occhi al cielo, rassegnandosi alla sua sventura, e rimettendosi nella misericordia di Dio; nè più fece una parola in tutto il non breve cammino, pensando solo alla spietata crudeltà di suo padre, e tribolandosi col pensiero che forse non avrebbe più mai potuto riveder il suo Guglielmo. Il monastero di S. Piero in Luco fu il primo monastero di donne dell'ordine di Camaldoli, fabbricato nel secolo undecimo dal beato Rodolfo Camaldolese in un luogo a piè dell'Apennino, dove per antico fu un oratorio dedicato a S. Pietro. Circondato da fitta selva di abeti, e chiuso per ogni parte da aspre montagne, era orrido mirabilmente, e faceva strano contrasto col ridente paese che si percorreva prima di giungervi. Appena i tre arrivarono in vista del monastero, il vecchio disse alla fanciulla: Madonna, là dobbiamo andare. Bice alzò il capo, e veduto quell'orrore, sentì stringersi il cuore, e fu quasi smarrita; e come scese da cavallo poteva appena reggersi in sulla persona, ed a stento fu condotta nel monastero. La badessa non si fece aspettare lungamente, e mosse incontro alla fanciulla con parole ed atti di somma benignità, che furono balsamo alle gravi ferite onde sanguinava il suo cuore: per che baciolle affettuosamente la mano, e lasciò cadersele sul seno, dando in un dirottissimo pianto. La badessa, come dissi, era della casa Cavalcanti, una donna sui quarantacinque anni, di aspetto nobilissimo, e di bella maniera: le si vedeva tuttora nel volto gran parte di quella bellezza, che doveva averla fatta ammirare tra le fanciulle del suo tempo; e benchè avesse voce di santità tra quelle suore, tuttavia si sapeva che un amore contrariato l'aveva condotta a seppellirsi in quel chiostro; e non era stata più lieta; ma nel suo volto era sempre dipinta la mestizia e il dolore. Vedendo pertanto la disperazione della Bice, e sapendone la cagione, perchè Geri le aveva detto minutamente ogni cosa, se non quanto avevalo foscamente dipinto, e taciuto il nome del cavaliero, ritornò col pensiero agli anni suoi giovanili: nella giovane de' Cavalcanti ritrovò se stessa al tempo della sua giovinezza, e se ne intenerì per modo che le lacrime le piovevano dagli occhi più abbondanti per avventura di quelle della Bice. Quando ambedue ebbero dato ampio sfogo a' diversi affetti che le combattevano, la badessa, presa per mano la Bice, la condusse nella cella, e quando furono sole le disse:

— Figliuola mia, fatti cuore, il Signore ti perdonerà.

— Madre mia dolce, ma perchè mi hanno condotta qui?

— Messer Geri tuo padre vi fu....