— Ah, il mio diletto padre: mi amava tanto....
— E ti ama tanto anche adesso; ma tu lo hai disubbidito: hai fatto onta alla casa di lui....
— Ah, madre mia; egli è il più leal cavaliere, il più gentile, il più bello, onde si onori tutta Provenza; il suo amore è puro come quello degli angioli: non vuol far onta, ma vuole onorare la casa dei Cavalcanti; e mio padre riverisce ed onora quanto è degno. Io non posso disamarlo.... Ah voi non conoscete le forze d'amore; e però condannate me come figliuola disubbidiente, nè sapete avermi compassione come amante.
A queste parole la badessa si commosse tutta quanta; e dimentica della sua età e della sua qualità, stava per dire alla Bice, come pur troppo ella avesse provato le forze d'amore, e come le avesse tenerissima compassione; ma seppe vincer sè stessa, e le disse:
— Figliuola, non dire che io non ho compassione di te: ma la disubbidienza al padre è troppo gran colpa.
— Speravo che il mio smisurato affetto di figliuola; che la riverenza in che lo ha Guglielmo; la sua prodezza, la sua cortesia, il suo profferire la vita per la libertà della nostra terra, dovessero ammollire il cuor di mio padre.
— Ma intanto lo accoglievi presso di te: e questo non è dicevole a gentil fanciulla.
— Madre mia, doveva partire per la guerra; come poteva non dirgli addio?
La badessa sempre più sentiva commuoversi, e volle troncare ogni ragionamento, non assicurandosi di poter conservare a lungo la sua gravità, e continuare le sue ammonizioni: il perchè, confortata come meglio seppe la Bice, la condusse nella cella assegnatale, chiedendole solo che pregasse il Signore di ricondurre a pensieri più miti suo padre.