A Firenze frattanto la duchessa avea già saputo questo fatto della Bice, ed era tutta lieta che la sua arte fosse riuscita a fine così desiderato: già era ita la novella per tutta la città; e per le logge de' grandi non si faceva altro che dire, chi biasimando, e chi lodando la crudeltà di messer Geri. Ma siccome il lettore ha sentito spesso parlare di logge de' grandi, ed un fatto che si lega in gran parte al soggetto di questo racconto avvenne appunto in una di tali logge, così sarà buono il dare qualche breve notizia di esse, che sono cosa singolare nell'antico viver de' fiorentini, e che sarà cosa nuova per un gran numero di lettori. Le logge erano o accanto o vicino ai palagj, ed erano segno di nobiltà; e solo poteano aver loggia le famiglie de' grandi, che vi solevano stare, come si direbbe, a conversazione, parlandovi o di negozj, o di cose di stato, o trattenendovisi per puro diletto. Fu tempo che le logge si tenevano in tanto rispetto, che fin la giustizia era in qualche modo trattenuta da esse, dacchè servivano come di asilo a' rei; e si legge nell'Ammirato, che nella loggia degli Elisei, se gli fosse venuto fatto di rifugiarvisi uno condotto al supplizio, si intendeva esser subito salvo. Ma quando il popolo minuto venne al governo della repubblica, mal sofferse questi privilegj; e rinforzati gli statuti ordinati ad abbassare l'autorità de' grandi, si racconta che uno de' Buondelmonti fu condannato in trecento fiorini d'oro per aver fatto difesa in salvare un tale, che si era ricoverato nella loro loggia di Borgo Santi Apostoli, dicendogli l'esecutore che sotto il governo di popolo i privilegi de' magnati non avevano più luogo.
A mostrar poi che queste logge servissero all'uso detto qua dietro, ricorderò che in quella de' Rucellai fu conchiuso da Giovanni di Paolo Rucellai, che la fece fare, il matrimonio di tre sue figliuole ad un tempo; e ricorderò le parecchie disfide di giuoco a tavola reale ed a scacchi che vi si facevano; specialmente nel secolo XIII e XIV, fra le quali è famosa quella di quel Saracino, detto Buzzeca, il quale, venuto a Firenze circa al tempo che Carlo d'Angiò fu coronato re a Napoli, fece prova di giocar pubblicamente agli scacchi dinanzi al conte Guido Novello, vicario in Toscana per il re Manfredi, co' più valenti giocatori della città ed in un tempo medesimo su tre scacchiere diverse, su due a mente e sulla terza a veduta. Altra testimonianza di queste pubbliche giocate l'abbiamo ancora appresso il Sacchetti, là dove racconta che Guido Cavalcanti, giocando alli scacchi, diè uno scappellotto ad un ragazzo che gli mandava tra' piedi una sua trottola, e che il ragazzo se ne vendicò, inchiodandogli la guarnacca sulla panca.
Tornando alle logge, esse erano parecchie in Firenze, tra le quali principalissime la loggia degli Adimari, e anche de' Cavicciuli alla fine del Corso degli Adimari, oggi Via Calzaiuoli, dalla parte della piazza della Signoria; e questa dall'Ammirato si dice essere stata chiamata la Neghittosa: la loggia degli Agli, sulla loro Piazza: la loggia degli Alberti in capo di Borgo S. Croce, nel luogo detto le Colonnine, dove ora è un caffè: de' Buondelmonti in Borgo Ss. Apostoli: de' Bardi sulla via che prende nome da essi: de' Cavalcanti in Baccano: de' Cerchi in Via de' Cimatori: de' Canigiani in via de' Bardi: de' Frescobaldi a piè del ponte a S. Trinità, di là d'Arno: de' Gherardini in Por S. Maria, ora Mercato Nuovo: de' Guicciardini nella via che da loro si nomina: de' Peruzzi sulla piazza del loro nome: de' Rucellai nella Vigna, la qual loggia fu fatta con disegno di Leon Battista Alberti, e si vede tuttora, sol che ha gli archi murati: de' Tornaquinci sul canto loro: degli Albizzi nel borgo che ha il loro nome; e così degli Elisei, degli Agolanti, de' Medici, degli Uberti, dei Pulci, de' Giandonati, de' Pilli, de' Macci, de' Giugni; e de' Pazzi, Pitti, Tornabuoni, Gianfigliazzi, Spini, Soderini.
Altro segno di nobiltà nelle case de' grandi erano i fanali di ferro, o lumiere, come già si dicevano, che si scorgono tuttora alle cantonate di alcuni palagj; ed oltre all'essere segno di nobiltà, era pure di celebrità o nella toga o nelle armi o nelle lettere.
Fra tutte le lumiere che vedonsi ancora in Firenze son degne di essere osservate con attenzione quelle del palazzo Strozzi, lavorate con tanta industria e con tal magistero che non hanno pari; dacchè le belle parti che entrano in una nobile fabbrica sono state in esse divisate, veggendovisi le mensole, le colonne, le cornici, i capitelli fatti con meravigliosa diligenza, e messi insieme con tanta cura che pajono tutte d'un pezzo. Sono opera di Niccolò Grasso fiorentino, e si raccoglie dalle memorie di quel tempo che costarono cento fiorini d'oro l'una, che, ragguagliati alla nostra moneta, sarebbero circa a due mila lire.
In una delle nominate logge, ed appunto in quella de' Gherardini, là in Por S. Maria, sul canto di Borgo Ss. Apostoli dalla parte del Ponte Vecchio, stavano raccolti quel giorno parecchi cittadini di Firenze, parte sollazzando, e chi ragionando delle speranze quasi certe della vittoria. Fra questi era maestro Dino del Garbo, tutto attento ad un giuoco di scacchi; e mentre l'uno diceva una cosa e l'altro un'altra, eccoti passar di lì Cecco d'Ascoli con frate Marco, nel momento appunto che il discorso era caduto sul fatto della Bice de' Cavalcanti: e come si era sparso che a questo amore aveva prestato favore maestro Cecco, così un bell'umore fiorentino, assai conoscente di lui, lo ammiccò che andasse là, col proposito di ridere alle sue spalle.
Cecco tenne l'invito, ed andò nella loggia col frate, e tosto si cominciò a entrare nei ragionamenti della guerra.
— Ma dunque, maestro, la vittoria è sicura — disse il bell'umore; un giovanotto tutto azzimato e leggiadro, quasi sbarbato, se non quanto una lieve lanugine bionda gli fioriva le guance e il labbro di sopra.
— Quanto promettono le stelle, e il valor della gente di messer lo duca, è sicura.
— Ah le stelle.... E voi ragionate con le stelle come con le persone, è vero? Ed esse vi odono così in alto come sono? Ma non è sola la gente di messer lo duca che combatte, vi ha pure la gente de' fiorentini....