— Eh sì, il sere può efficacemente ajutarmi, ed io ne lo pregherò.
— Eccomi qua tutto per voi, disse il prete, e per maestro Cecco, il quale tanto mi piace, che mi pare di essere suo amico da cento anni in qua.
E il maestro, per sempre più farselo suo:
— Proprio vero che i sangui s'incontrano; ed anch'io, vedete, sere Gianni, mi pare di essere vecchio amico vostro, tanto schietta e tanto piacevole, e tanto benigna persona voi siete. Ma, tornando al monastero, è molto tempo che non siete stato colà?
— La cosa è fresca fresca: ne venni due sere sono.
Frate Marco, che cominciava a indovinare il pensiero di Cecco, per agevolargli la via alle sue richieste, domandò egli al prete:
— Oh Dio! quanto mi piace che siate conoscente della badessa! Voi sapete com'io sono famigliare de' Cavalcanti di Firenze, e forse potete aver saputo come messer Geri de' Cavalcanti abbia in quel monastero rinchiusa una sua figliuola.
— Potete aver saputo? Ho veduto, voi avete a dire. Povera fanciulla! Vi accerto che fa pianger le pietre. Ma perchè fu rinchiusa così?
— Vi dirò, questa fanciulla ama un cavaliere provenzale....
— Il più nobile, più gentile e più cattolico cavaliere di tutta Provenza — interruppe Cecco.