E il frate, continuando al primo detto:
— Un cavaliere provenzale, che, siccome ben dice il maestro, è il fiore de' gentili cavalieri; e questi arde di pari amore per lei, e vorrebbe torsela per donna. Ma il padre non vuol sentirne parlare nemmeno, e piuttosto che vederla a lui maritata, l'ha, si può dire, seppellita viva così.
— Debb'essere un padre ben crudo quel messer Geri, esclamò il prete.
— E però vedete, bell'amico, sarebbe opera da vero cristiano l'ajutare il buon esito di questo amore: e voi lo potreste; chè siete familiare della badessa, la quale è de' Cavalcanti, come avete detto dianzi, e debb'essere parente di messer Geri.
— I Cavalcanti, dei quali è la badessa, sono per avventura consorti della case onde esce messer Geri, ma assai alla lontana — entrò qui a dire frate Marco.
— Ma, ripigliò Cecco, voi che foste ier l'altro a quel monastero, come si porge umana la badessa inverso la sventurata fanciulla?
— Una madre, disse il prete, può arrivare fin lì; e quando essa è lontana ne parla con tanto affetto e con tal pietà, che si stenta a comprendere qual di loro due sia più addolorata.
Cecco aveva compreso quanto bastava; e però senza moltiplicar domande, provò a venir a mezza spada così:
— Sere Gianni, fate quest'opera pietosa; venite con esso noi di qui a qualche dì fino al monastero, e vediamo se fra tutti si riconduce alla vita quella povera fanciulla.
E il prete, che, siccome ho detto, era meglio del pane, non solo disse che sarebbe stato sempre disposto al piacere di Cecco, ma se ne mostrò invogliato quanto lui.