In palagio dall'altro lato, mentre si volea mostrare baldanza, e certezza di vittoria per l'avvenire, si stava nel fatto molto paurosi e molto pensierosi, ed all'un consiglio succedeva l'altro; e si cercava di pigliare giorno per giorno quei temperamenti, che sembravano migliori alla difesa, dove ne occorresse bisogno, ed alla offesa quando fosse tempo da ciò; e come tutte le arti si tengono buone contro il nemico, il duca tanto fece che tenne trattato in Lucca con messer Guerruccio Quartigiani, quel medesimo che diede già la signoría a Castruccio, per ora ritorgliela, come dirassi più qua.
E il duca e la città per altro incominciarono a ripigliar cuore e baldanza quando arrivarono gli altri ottocento cavalieri oltremontani; e al duca specialmente tornò lietissima la lettera di maestro Cecco, dove si dava ragguaglio della malattía di Guglielmo, con la certezza che fra pochi dì sarebbe sanato del tutto e ritornato a Firenze; e ad incorare sempre più così il duca come i fiorentini si aggiunse, che, avendo i ghibellini e i tiranni di Toscana e di Lombardía mandato loro ambasciatori a sommuovere Lodovico di Baviera eletto re de' romani, per contrastare alla forza del duca e della chiesa, il papa dal canto suo fulminò esso Lodovico, e di nuovo Castruccio, con le sue folgori spirituali, e la sentenza di scomunica fu solennemente pubblicata in Firenze dal legato del papa nella chiesa di S. Giovanni.
CAPITOLO XXII. NELLE CASE DE' CAVALCANTI.
Nelle case de' Cavalcanti, che il lettore oramai ben conosce, era per altro maggiore desolazione che in città e in palagio.
Dal momento che allontanò da sè così spietatamente la sua Bice, messer Geri non ebbe più bene; e tra gli acciacchi suoi abituali, che erano diventati vere malattíe, e il rimorso e il rammarico che lo straziavano continui dell'essere stato così spietato con quella cara sua Bice, era ridotto una cosa tanto dolorosa, che faceva pietà a vederlo; nè consigli e conforti di amici potevano sull'animo di lui: nè a richiamare presso di sè la figliuola voleva condursi a niun patto, così per non dar segno di debolezza, chè era alterissimo, come per odio contro Guglielmo.
Aveva scritto spesso alla badessa, e le aveva spesso mandate uomini a posta, pregando che alto alto interrogasse la Bice, e spiasse più che poteva l'animo di lei, se ci fosse speranza, non appunto di levargli dal cuore l'amore di Guglielmo, ma almeno di poter far prevalere a quello l'amor filiale; ma, dove la Bice si mostrava sempre tenerissima verso suo padre, dava però sempre segno che l'amore di Guglielmo non avrebbe potuto a niun patto lasciare.
Maestro Dino del Garbo non passava giorno che non andasse a visitarlo, e vedeva chiaro che la vita del vecchio poteva durar poco più; ma, dove avrebbe potuto o tanto o quanto allungargliela, e raddolcirgliene almeno gli ultimi giorni, ingegnandosi di rappacificarlo con la figliuola, e dipingendogli la felicità del vedersela attorno, del vederla altamente maritata, e del vedersi pargoleggiare dinanzi i figliuoli di lei, tanto era l'odio che egli aveva a Cecco, favoritor dell'amor di Guglielmo, ed a Guglielmo stesso dopo il colloquio avuto con esso, che inacerbiva sempre più l'animo di messer Geri, il quale per conseguenza ne peggiorava di sanità. Ed un giorno fra gli altri ebbero insieme questo ragionamento, che lasciò dolorosissimo quel padre sventurato:
— Maestro, la vostra arte si affatica invano per me; io sento ogni giorno scemarmisi le forze, e vedo prossimo il fine. E non avrò chi mi chiuda gli occhi....
— Messere, non dite; l'arte mia ha tanta virtù, e voi avete sempre tanto vigore, che siete ben lungi ancora da quell'estremo che paventate.
— Ch'io pavento? Ah, mio dolce amico, ch'io desidero, dovevate dire. E che ha più altro di attrattivo la vita per me? La patria perduta la signoría di se stessa, e datala a gente straniera, che la schernisce e la strugge di ricchezze e di ogni suo bene, e conduce i suoi figliuoli al macello e alla vergogna della fuga. In casa eccomi qui solo e deserto: l'unica mia figliuola, che amava più dei miei occhi, ritrosa alla mia volontà, posporre l'affetto del padre all'amore di uno straniero, ed uccidermi quasi colle proprie mani.