— Non avete amico che più di me vi compianga, e che si spaventi, quasi, della durezza di questa vostra figliuola. Ma il male non deve proceder tutto da lei; è impossibile a una figliuola essere snaturata così; questo debb'essere l'effetto di qualche filtro, di qualche incantamento. Voi sapete che in sì fatto innamoramento ha le mani Cecco d'Ascoli....
E questo diceva maestro Dino, non perchè lo credesse, chè troppo era scienziato da prestar fede a fole siffatte, ma per accattar sempre più odiosità a Cecco, e per valersi, al bisogno, anche di quest'arme contro di lui.
— Ohimè! maestro — interruppe qui Geri — e veramente credete che la mia Bice sia ammaliata?
— Credolo, perchè parmi contro a natura che una figliuola disami e dispregi tanto suo padre.
— Ah maledetto sia il negromante! e maledetto questo duca, che ha ricondotto a Firenze quello sleal cavaliere; e maledetta la mia città, che tanta vergogna patisce! Oh Dio! ma come riavere tutto l'amore della mia figliuola? Come liberarla dalle mani del diavolo? Insegnatemelo, maestro: ardo di rivederla tutta mia, tutta amorosa. Povero vecchio! non ho altra consolazione al mondo. Ajutatemi.
— L'arte mia qui non può nulla. Ci vogliono medicine spirituali: intanto esortate la badessa che la tenga ben guardata; che preghi per lei, affinchè Dio le tocchi il cuore, e la ritorni figliuola obbediente e amorosa.
Povera Bice! e quando aveva ella cessato di essere figliuola amorosa? Mai: neppur quando il padre avevala trattata così duramente, gli aveva scemato di nulla l'immenso bene che volevagli; e non sapeva discernere ella stessa, se più le doleva lo stare lontana dal suo Guglielmo e il sospetto di averlo perduto per sempre, o il vedere sdegnato il suo caro babbo. Sepolta, si può dire, viva da lui, per lui ascendevano le sue più pure preghiere al Signore; e il desiderio suo era pari tanto per Guglielmo quanto per il padre. Erano già passati molti giorni che stava rinchiusa nel monastero di S. Piero, dove si struggeva in continue lagrime, trovando solo un poco di conforto nella compassione e nell'affetto che mostravale la buona badessa; e viveva solo della speranza che un giorno o l'altro dovesse venire novella da Firenze che suo padre avesse mutato il fiero proposito, e la richiamasse fra le sue braccia.
Messer Geri era rimasto così vinto e così dolente delle parole di maestro Dino, e tanto gli era parsa grave quella faccenda dell'ammaliamento, che non sapea qual partito pigliarsi. Scrisse tosto alla badessa informandola del fatto, e pregandola che facesse tutte le più devote orazioni per liberare la figliuola da sì fatta sventura; e sovvenutogli a un tratto frate Marco, di cui Geri faceva grande stima, ed era assai valente teologo, mandò tosto per esso.
Frate Marco era appunto la sera innanzi cavalcato a Firenze per bisogno del suo convento, promettendo a maestro Cecco che sarebbe tornato a Prato fra due o tre giorni, disposto ad ogni suo piacere e di messer Guglielmo: ed era appunto in sull'uscir dal convento per andar alle case de' Cavalcanti, a scoprir paese, come ne lo aveva sollecitato maestro Cecco, quando venne il messo di messer Geri, il cui invito, se fu accolto lietamente dal frate, ciascuno lo può pensare da sè, indovinando esso, qui doverci essere qualcosa che riguardasse la Bice. Arrivato dunque alle case dei Cavalcanti, entrò tosto da messer Geri, e con parole umanissime gli disse:
— Dio vi dia salute, messere. Che vi piace, chè mandaste per me?