— Simona mia buona, fa' di mostrarti quella valente femmina che tu se'....

Qui la Simona cominciò a scuotere il capo, in atto di stizzosa negativa; e il prete:

— No, via, non mi fare arrossire; massimamente che frate Marco ha seco questa volta un gran cavaliere provenzale, prode e gentile quanto altro cavaliere di tutto il mondo.

E come gli ospiti erano già in sulla piazzetta della canonica, e si potevano dell'uscio dell'orto vedere tutti e tre comodamente, così appena la Simona ebbe veduto messer Guglielmo, rimase presa in maniera del suo gentile e nobile aspetto, che ne fu tutta compunta, e accettò il prete che si porterebbe da sua pari; e però il prete corse tutto lieto incontro ai tre arrivati, e la Simona mise il cervello a partito per fare una cena degna di sè e del bel cavaliere. Le feste che il prete fece ai suoi ospiti, e gli ospiti a lui furono maravigliose: e sere Gianni non cessava di fare riverenza a Guglielmo, e di fargli con quel miglior garbo che sapeva un monte di domande su Castruccio e sulla guerra, alle quali il cavaliere rispondeva con parole cortesissime. Ed anche la Simona, alla quale quel bel giovanotto aveva ferito la fantasía, si struggeva di vederlo da vicino e di udirlo parlare: il perchè, trovata la scusa di domandare al prete alcuna cosa, entrò nella sala dove tutti erano raccolti. Maestro Cecco, appena vide la Simona, non potè tenersi che non le dicesse così mezzo ridente:

— Monna Simona, che è di voi? Siete più adirata meco?

— Maestro, rispose la Simona, di me n'è bene, e con voi non sono stata mai adirata: ben mi rincresce dell'anima vostra.

E maestro Cecco, dubitando ch'ella non uscisse contro di lui in qualche poco misurata parola, sapendola donna di pochi riguardi, e petulante la parte sua, prese la via delle lusinghe; e volto a Guglielmo, gli disse:

— Vedete, messere, questa è valentissima femmina; saccente, piena di senno; e ha le mani così benedette per fare i più delicati bocconi, che mai cuoco delle più nobili corti seppe forse fare altrettanto.

E Guglielmo, volgendo il suo parlare alla Simona proprio:

— Invidio la fortuna del sere, che abbia al suo governo una valente donna pari vostra: fortuna che certamente non tocca a noi, che siamo sempre tra le armi e nelle guerre.