— O a che vi manda mio padre? — disse con pauroso atto la Bice.
— Il buon padre vostro vuol vedervi tornare figliuola amorosa; rivuole tutto l'amor vostro; arde di riabbracciarvi, nè può vivere senza di voi; ma....
— E quando ho io cessato di amarlo? — interruppe la Bice — io, che darei per esso la vita?
— Ma egli vuol tutto quanto l'amor vostro...
— Messere — disse la fanciulla, guardando il frate con occhi pieni di lagrime e supplichevoli — abbiate pietà del povero mio cuore. Amo, e disamare non posso. Ma a che vi manda mio padre? Fate che io il sappia tosto.
— Il buon messer Geri non può più vivere lontano da voi; vuole riabbracciarvi; ma vuole che scelghiate tra il suo affetto e quel d'altri, e si dà continuo cruccio per voi: e come non gli par possibile che l'abbiate a disamare, e pur lo crede, così si è lasciato persuadere che voi dobbiate essere ammaliata; e mi ha mandato perchè da tale incantamento vi liberi.
— Ammaliata? Oh, bel frate, e voi lo credete? Amo, sì, il gentil mio cavaliere, e l'amo di ardentissimo amore, ma non pertanto disamo mio padre.
— Figliuola, — disse qui la badessa, — dimenticate di essere in un monastero di sante donne, e che qui si disdice il parlare d'amore mondano?
La Bice chinò gli occhi a terra, facendosi rossa; e il frate riprese:
— No, damigella, io non credo a veruna malía; nondimeno parrebbemi, che, almeno per contentare il buon vostro padre, io facessi sopra di voi quelle orazioni e quelle cerimonie che si usano. Piacevi egli?