Come la badessa fu uscita, maestro Cecco si volse ai compagni, e disse a mezza voce, e con quell'aria di chi dice cosa strana, ma vera:

— La badessa è madonna Gismonda di messer Ramondo....

— Maestro, rispose il cavaliere, che dite voi?

— In tutto il tempo di questo colloquio io non le ho mai levato un momento gli occhi da dosso, e ne ho studiato ogni atto, ogni volger di ciglio, ogni sospiro. È lei; e il sere di Settimello per avventura sa tutto. Vedete? Ella era sopraffatta dalla passione: si è involata da noi per darle sfogo; e il prete ha chiamato con sè. State di buon animo, messere; tosto vedrete l'effetto del vostro racconto: vedrete la Bice; e forse il prete lo ha condotto seco per questo.

Maestro Cecco si apponeva.

La povera badessa, appena fu sola col prete, diede ampio sfogo al suo dolore con pianto dirotto, nè il prete volle interrompere il corso alla piena dell'affetto, e se ne stava muto dinanzi a lei. Dopo il primo sfogo, a poco a poco la ragione cominciò a riprendere il suo dominio. Il saper morto per lei il suo cavaliere, davale pietoso martorio; ma tuttavía (mala cosa! ell'era donna come l'altre) le dava anche qualche conforto la certezza che altra donna non aveva più amata: erale pure di alcun conforto l'avere così vicino il nipote di lui, che di lui ritraevale l'aspetto e la gentilezza; e sentiva tutta consolarsi, ricordando le parole di Guglielmo, quando disse della Gismonda, che l'amerebbe come una seconda madre, se fosse viva tuttora; e sentivasi volta ad amar lui come suo dolce figliuolo; e si spaventava al solo pensiero che questo amore contraddetto dovesse condurlo a morte immatura: laonde propose ad ogni costo di volerlo veder felice. Tutti questi varj affetti combattevano nel cuore e nella mente della badessa, e ne fecero quasi subitamente un'altra donna. Riprese ben tosto la sua tranquillità d'animo; e si fissò tutta nel solo pensiero di consolare messer Guglielmo.

— Donno Gianni, gran tempesta ha sofferto il mio cuore, ma la calma ritorna. La sventura del mio Ramondo mi ha colpita; ma bisogna rassegnarsi al volere di Dio; chè ad ogni modo l'uno era già morto all'altro da lunghi anni. È gran conforto per altro l'essere uscita da tanta dura incertezza. Un affetto nuovo ha ora occupato il mio cuore, che ora è tutto pieno di messer Guglielmo, e lo amo per figliuolo tenerissimo: il solo pensiero di vederlo disperato del suo amore per la Bice mi spaventa, e mi sta paurosamente dinanzi agli occhi il compassionevole caso di messer Ramondo. Non ho cuore di lasciarlo partire, senza che veda la Bice; e veggo dall'altra parte esser villanía, se, avuta in così gelosa custodia una fanciulla, io la faccio abboccare con l'amante: sento che un tal atto troppo si disdice a chi governa un monastero di donne. Che ne pare a voi? Consigliatemi in questa crudele incertezza.

— Madonna, il caso è tanto nuovo e tanto singolare, e la cosa è in sè tanto onesta, che niuno potrebbe con ragione darvene biasimo, anche sapendosi. Ma chi il saprà? Niuno, ve l'accerto io; chè sulla fede dei tre compagni miei non è da dubitare minimamente. Circa poi all'essere dicevole o no alla qualità vostra, di ciò, madonna, non ve ne gravate: prima perchè niuno il saprà, e poi perchè le opere sante e caritatevoli, come questa è, si addicono a qualunque santa e caritatevole persona.

Queste ragioni del prete, massimamente quella del non si saprà, non reggono in tutto e per tutto al martello della stretta morale; e la badessa forse in parte lo vedeva da sè; ma l'affetto prevalse, e si lasciò convincere. Solo volle che la cosa si facesse con ogni possibile riguardo, e in modo da non offendere minimamente la più severa onestà, e però disse al prete:

— Le vostre ragioni mi convincono: la Bice dunque parlerà col cavaliere; ma qui al cospetto mio, e senza altri testimoni che voi. Se ci fosse o frate Marco o messer Cecco, arrossirei dinanzi a loro; voi dovete esserci, chè oramai tutto vi è noto, e sapete compatirmi; ed anche per far testimonianza del modo severamente onesto che intendo tenere.